Il popolo (no tav) fa paura… al potere! Un anno cruciale ci attende
riceviamo e pubblichiamo _Tornati dalle vacanze estive low cost, per scelta o per obbligo, leggiamo sulla Stampa i soliti articoli in cui i No Tav sono dipinti come bestie assetate di sangue, mafiosi eversivi (?), distruttori dell’economia di una valle già in crisi.
Ogni giorno sui principali quotidiani nazionali (Stampa e Repubblica e poi in coda quasi tutti gli altri con qualche preziosa eccezione) escono articoli che sembrano scariche di mitra. Giovani, ragazze e anziani No Tav paragonati a stupratori, terroristi, sequestratori.
L’abitudine alla falsità grossolana, all’interiorizzazione di un linguaggio che si fa arma, a un giornalismo smaccatamente di parte che distorce i fatti e il loro significati è molto pericolosa.
Interiorizzando la posizione e il lessico del potere, per natura capovolto e senza memoria, si assume, nella migliore delle ipotesi, il ruolo di passivi giustizieri, nella peggiore quella di livorosi boia armati. Il ragionamento s’interrompe, prevale la nuova passione a-passionata, contraria all’azione e alla com-passione. Il potere non vuole che chi ascolti il telegiornale spacchi la faccia al primo No Tav che incontra (anzi, su scala macroscopica questo potrebbe portare a risultati molto interessanti per noi e controproducenti per loro), ma vuole male-educare all’ascolto, raffreddare ciò che vi è di caldo nelle relazioni umane, pensare per intuizione, abbassare la soglia di attenzione, male-educare a sopportare il peso della lotta e abbattare qualsiasi speranza di vittoria contro di esso che non passi attraverso di esso, disinnescandone il contenuto eversivo. Il buonsenso viene silenziato, sepolto dalle urle smaniose di chi incita il lettore a far convergere la sua fisiologica e patologica frustrazione verso la vittima sacrificale di turno nel caso del No Tav è quella della figura del: “cittadino che non si piega di fronte al potere e non delega”. Il No Tav diventa la valvola di sfogo affinché la pentola non scoppi.
A colpire è l’intensità della propaganda, la sua veemenza, segno di una strategia che non ha molte altre carte da giocare e che sa solo spingere sull’acceleratore; propaganda che è diretta espressione delle lobbies che guadagnano sui tumori della gente, sullo sfruttamento, sulla distruzione e sullo spreco delle risorse. Non ci dobbiamo abituare agli articoli di N. e soci, ma respingerli come spazzatura giornalistica priva di fondamento, frutto di un’esaltazione ignorante che trova nel lauto stipendio e nella nullità umana il suo (non) senso; gente che scrive menzogne a servizio (“igienico” no, non c’è nulla di sano e forte in tutto ciò) e all’ombra placida del potere.
Giornali e Procura cercano di fare quello che le ferite inferte dai bastoni della polizia e dai lacrimogeni che strappano la faccia non sono riusciti a fare: spaventare, isolare, dividere, demoralizzare. Compagni generosi e ragazze di 20 anni sono accusati di reati gravissimi come eversione e sequestro di persona.
Sempre più amiche e amici no tav non possono più muoversi di casa, da un Comune e, tutte, impossibilitate a giungere e vivere la valle.
Vivere, si, perché la valle si vive. Perché l’odio verso telecamere, divise, filo spinato, politicanti corrotti e boschi sradicati nasce da un amore semplice, da un “sì” alla vita che dà energia e buon umore in grado di resistere al grigio delle ruspe e delle recinzioni (e delle facce).
Gli articoli di N. e della sua testata sul Tav sono violenti, di una violenza esplicita, grossolana, volgare. Sono articoli da “Cronaca Qui” per intenderci. Lo scopo è quello di confondere, terrorizzare, invertire il ruolo tra vittime e oppressori, tra chi il potere lo subisce e ne viene schiacciato e chi continuerà a far affondare il Paese tra corruzione, conflitti di interessi, sistemi oliati di malaffare e favori, conditi con punti di sutura, menzogne e aule di tribunale.
il signor N. non usa argomenti perché il suo scopo non è convincere con il ragionamento (purtroppo per loro, i sostenitori del Tav non ne hanno), ma spaventare, solleticando i sentimenti più bassi di persone la cui esistenza sempre più precaria porta ad avere paura. L’obiettivo è orientare il consenso in modo distratto, consenso che è “adesione all’altrui volontà” sempre più silenzioso, incosciente e frustrato.
Uno dei quotidiani nazionali più ‘importanti’ svolge un ruolo di parte, direttamente coinvolta nello scontro tra chi lotta per il diritto al respirare, al non ammalarsi, al volere che i soldi delle tasse vengano usati per cose utili e chi di questo sistema di potere marcescente ne trae giovamento e utili.
Un sistema di potere che insieme alla sua espressione politica sta affondando a vista d’occhio, ma che reagisce all’inevitabilità storica in un modo vecchio come il potere: con la violenza e la repressione.
La migliore risposta a questa strategia meschina di negare la giustizia e la legittimità di una rivendicazione di vita e politica è non lasciarsi blandire dalla paura, respingere uniti queste accuse folli, continuare in modo sempre più determinato a chiedere giustizia, con il sorriso sulle labbra e le cesoie in mano. Perché, in questo caso, la resistenza e il sabotaggio sono atti di amore.
Esageriamo?
No, anzi, siamo moderati. Perché verso chi permette che sempre più persone non possano più iscriversi all’università, andare in treno, pagare i ticket all’ospedale o la retta dell’ospizio, bisognerebbe essere molto più duri e saremmo comunque dalla parte giusta della barricata, quella di chi questa terra la ama e vorrebbe salvarla da speculatori e mafiosi.
L’anno che viene sarà cruciale, l’appello e di essere ancora più generosi: partecipare alle iniziative, pubblicizzarle, andare in valle, sostenere i benefit per le spese legali e i presidi. Amare significa sostenere la lotta e i tanti di noi che ne stanno pagando il prezzo.
Essere No Tav è vita e bellezza.
Laboratorio Politico “Il Cubo”
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