
Il Movimento NOTAV risponde alla direttrice del carcere di Torino
Sulle dichiarazioni della Direttrice della Casa Circondariale Lorusso e Cutugno, dove si difende dalle accuse ricevute in questi giorni da molti familiari e amici delle detenute e dei detenuti, alcune di loro in sciopero della fame da giovedì 21 gennaio, ma che ammette in modo diretto la negligenza del carcere nel garantire i diritti all’affettività (attraverso il mantenimento delle ore di colloquio previste per legge) e alla salute di tutta la popolazione detenuta delle Vallette, rispondiamo che:
- La Direttrice del Carcere ha il dovere di rendere noti questi problemi conla finalità di risolverli, facile farlo dopo che le detenute li evidenziano con una protesta così forte.
- L’Asl effettua i tamponi solamente a chi mostra dei sintomi, ma non ha mai effettuato un tracciamento completo e approfondito sui detenuti e sulle detenute così da stabilire chi sono i positivi, da chi invece non lo è. Per cui chiediamo che lo screening venga fatto anche per tutte le detenute e i detenuti.
- Le comunicazioni telematiche nel 2021 sono la base nella società, quindi è inaccettabile che la Direzione del carcere si nasconda dietro la mancanza di fondi, al contrario deve assumersi la responsabilità del proprio ruolo e richiedere con forza che il Governo stanzi immediatamente dei fondi per permettere l’acquisto di mezzi e strumenti che garantiscano a tutta la popolazione carceraria di mantenere il proprio diritto all’affettività e quindi assicurarsi i colloqui familiari in video chiamata come in presenza. L’acquisto di soli 15 portatili rappresenta la cifra di decadenza in cui verte il carcere di Torino, che non si distanzia molto dalla situazione esistente anche nelle altre strutture.
- Il fatto che il DPCM emanato dal Governo non tuteli il diritto all’affettività delle detenute e dei detenuti, non consentendo ai familiari lo spostamento per motivo di prima necessità per andare a trovare i propri parenti in carcere, non giustifica la struttura che invece proprio da DPCM ha tutta la facoltà di introdurre nuove misure che favoriscano il mantenimento dei rapporti affettivi e che mantengano la dignità dei detenuti durante la permanenza in carcere.
- La necessità di garantire dignità e rispetto alle famiglie dei detenuti favorendo le modalità di prenotazione dei colloqui. Per prenotare bisogna “tentare la sorte” poiché gli uffici sono aperti ad intermittenza e senza indicazioni di orario, quindi diventa obbligatorio recarsi continuamente al carcere sperando che sia aperto.
- Infine, pensiamo che la sicurezza interna e asfissiante nei confronti di alcune detenute funzioni e quindi, evidentemente, la Direttrice ha più a cuore il mantenimento del silenzio, che i problemi sollevati
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