Il Magnificat della Val Susa
“Ci avevano sempre detto che da queste parti circolano solo bombe carta e manganellate, pietre e lacrimogeni. Una valle di montanari egoisti e contrari al progresso. Ma ora che siamo qui, solo ora capiamo.” Una testimonianza dei giovani del Collettivo di Pax Christi
Solo ora capiamo. Solo qui nella cattedrale naturale del bosco di Chiomonte, quando gli accordi delle nostre chitarre si intonano alle mille voci della gente della Val Susa che resiste, comprendiamo cosa significa cantare il Magnificat della liberazione.
Stiamo celebrando con tutta la Chiesa la liturgia del sogno di Dio che attraverso una piccola donna del popolo, Maria, ha vinto quello che l’Apocalisse definisce come un combattimento contro ogni potere che schiaccia e umilia gli uomini.
Ma in questi giorni abbiamo vissuto questo cammino di liberazione attraverso la vita quotidiana di alcune tra le migliaia di abitanti di questa incantevole valle che i poteri economici del nostro Paese, irrimediabilmente legati agli interessi dei politici di tutti gli schieramenti, hanno deciso di violentare e sfigurare con uno dei più sconosciuti e vergognosi scandali: il cosiddetto “TAV”.
Da tempo eravamo stanchi di sentir dipingere questo luogo come una Valle piena di montanari egoisti, nemici del progresso e di giovani esaltati, ma mai avremmo immaginato di essere accolti nelle case e nei presìdi di gente normale, intere famiglie e generazioni, che da più di venti anni non solo si oppongono ad una grande opera inutile, ma che nel tempo hanno anche attivato stili di vita alternativi e più rispettosi del bene comune.
Avevamo letto a più riprese che il TAV va fatto a prescindere da qualsiasi considerazione. Va fatto perché si deve fare. A qualsiasi costo. In nome del progresso. Perchè lo vuole l’Europa. Ma abbiamo incontrato Luca, che ha casualmente scoperto che la sua casa dovrà lasciare il posto ad un’enorme “stazione senza binari”. Abbiamo incontrato un paese che rischia diveder demolite le sue case per un buco nella montagna che servirà solo a moltiplicare malattie e devastazioni, per un nuovo treno che potrebbe correre su binari già esistenti e su cui già viaggia l’alta velocità francese.
Ci avevano sempre detto che da queste parti circolano solo bombe carta e manganellate, pietre e lacrimogeni, esasperazione e odio da entrambe le parti, ma abbiamo conosciuto Gabriella che ci ha portato lì dove il Capitello dei “Cattolici per la Vita della Valle” è divenuto luogo fecondo di autentica preghiera per la pace. Pur non dimenticando gli episodi di violenza gratuita subiti dalla gente, la preghiera pone, perseverante, delle tracce per ricostruire una relazione ‘disumanizzata’, proprio con chi è esecutore di tali azioni.
I media ci hanno sempre fatto credere che le forze dell’ordine devono fronteggiare gli attacchi di masse di violenti attivisti, ma dallo sguardo sofferto e dalla profonda spiritualità del francescano padre Beppe Giunti, abbiamo attinto un’inaspettata testimonianza di resistenza cristiana nonviolenta, sperimentata direttamente. La priorità non è arrivare prima a Parigi, ma chiedersi in quale mondo vogliamo vivere.
In TV abbiamo visto politici di tutti gli schieramenti acconsentire alla messa in atto dell’opera ma, approfondendo il tema e informandoci con alcuni tecnici, abbiamo realizzato che gli interessi che muovono il progetto dell’inutile TAV hanno una natura omertosa. Per fortuna però il Sindaco di Venaus ci ha annunciato che l’intero Consiglio comunale sta fronteggiando le pressioni di quelle figure politiche/amministrative/economiche che hanno già dimostrato di non muoversi nella legalità e solo per i loro interessi.
Anche la Chiesa ha fatto di tutto per instillarci l’idea che la fede non c’entra nulla con il TAV…ma con i parrocchiani di Condove abbiamo apprezzato la parresia di Don Silvio Bertolo. Il cristiano che guarda a Maria non può essere complice delle ingiustizie del mondo, né ridursi a renderle omaggi e preghiere, ma deve parteggiare per il Dio dei poveri e impegnarsi in un amore ‘politico’ verso di essi, onde contribuire alla liberazione del mondo da ogni ingiustizia.
Un solo, appassionato invito riceviamo da questa gente così semplice e normale, mite e paziente, accogliente e tenace, e soprattutto enormemente distante da quegli stereotipi che la TV ha deciso di mostrarci ogni volta che accende le sue telecamere in Val Susa: diffidate della falsità, dell’ignoranza e dell’ipocrisia di ciò che ci raccontano. Cercate tutte le informazioni su questo progetto di cui non ci sarà bisogno nemmeno nel 2035.
Ma oggi, per rispondere coscientemente alle provocazioni di questa liturgia dell’Assunzione, non possiamo astenerci dal far eco al canto di Maria che, piena di stupore, vede che Dio “ha rovesciato i potenti dai troni”, e quando le nostre chitarre avranno eseguito il canto finale, inizierà per noi il tempo di un nuovo impegno politico, dagli accordi eversivi, come cantava don Tonino:
Maria, donna di parte, che con il Magnificat hai fatto una precisa scelta di campo, decidendo di giocare con la squadra che perde, e hai preso posizione in favore degli offesi di tutti i tempi, di tutti coloro che non contano nulla davanti agli occhi della storia. Liberaci dall’indifferenza di fronte all’ingiustizia e a chi la compie. Obbligaci a uscire allo scoperto.
Noi ti preghiamo anche per la Chiesa di Dio, Aiutala a uscire dalla sua pavida neutralità. Dalle la fierezza di riscoprirsi coscienza critica delle strutture di peccato e mettile sulle labbragli accordi eversivi del Magnificat. (Don Tonino Bello)
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