I No Tav e la favola del potagè
Da luna nuova n. 19 venerdì 12 marzo 2010
«Ma cosa pensano nei palazzi torinesi »
Ieri rientrando in valle da Torino, in prossimità di Caselette, ho immaginato dove poteva trovarsi la nuova linea di confine tra la valle di Susa e la cara Italia. Si, questa è proprio la realtà! La bassa val Susa, ormai, dalla politica, dai media, dall’ Unione Industriale, purtroppo anche dalla Diocesi torinese ed ultimamente anche dal Prefetto è considerata terra straniera, terra di conquista, e terra dove i molti cittadini non allineati hanno diritti limitati e devono soggiacere, senza ribellarsi, all’imposizione del potere.
Temo che presto alle pendici del “magico monte Musinè” vedremo comparire, sul versante sud, una nuova grande scritta che rappresenta il pensiero dell’opinione pubblica verso i cittadini che vivono dal Musinè fino a Susa. Essa sarà: “Achtung. Bandengefahr”, scritta utilizzata dai nazisti per segnalare alle loro truppe quei paesi o quelle valli in cui era forte la presenza dei partigiani. Infatti chi in questa valle si oppone al Tav con argomenti e dati che dimostrano l’inutilità e l’impossibilità di realizzare l’opera e denuncia la presenza di minerali nocivi per la salute (amianto, uranio) è considerato dai promotori del progetto un nemico da sconfiggere e da schiacciare con ogni mezzo.
Da anni i media alleati ai promotori dell’opera bombardano i cittadini con slogan (il Tav è progresso, il Tav porta lavoro, il Tav è indispensabile…) ed evitano rigorosamente il confronto con chi si oppone con argomenti inoppugnabili, definendoli persone disinformate o nimby. Inoltre, l’opinione pubblica deve ignorare che nel fondovalle di 40 km, la cui larghezza in alcuni punti è inferiore a 2 km, convivono 80mila abitanti, scorre un fiume, sono presenti due strade statali, una ferrovia internazionale a doppio binario (Torino- Parigi), una autostrada a quattro corsie. La realizzazione di un’ulteriore infrastruttura come il Tav dovrebbe porre i promotori dell’opera di fronte ad un bivio morale: distruzione di vastissime aree abitative e di attività commerciali/industriali con il trasferimento di molti cittadini o rinuncia al progetto: e la politica non ha dubbi, prosegue con la solita ottica amorale!
La sinistra (?)Pd manifesta un atteggiamento di tipo “sovietico”, rispetto ai dati rilevati dall’osservatorio Torino-Lyon che non dimostrano la necessità di realizzare la linea. Viene imposta la volontà del partito: “Si deve fare e basta!”. Chernobyl, il Mugello… diteci. La destra (Pdl & Lega) ha un comportamento amorale ancora più evidente: oltre ad ignorare qualsiasi studio di “analisi costi e benefici” impone d’investire cifre enormi e incontrollabili in opere come il Tav o il Ponte, propagandate come le vere ed uniche panacee per la crisi economica/industriale, a svantaggio di altri investimenti essenziali per la Nazione.
L’aspetto più deprecabile della politica è che finge di non vedere il dramma della disoccupazione e si fa portavoce di coloro che delle Grandi Opere conoscono ed apprezzano i vantaggi (grandi guadagni per pochi e briciole per pochissimi) mentre volutamente ignorano l’utilità d’investire sulle “piccole opere” (lavoro immediato per tanti e distribuito su tutto il territorio italiano).
La guerra contro la valle di Susa si completa con l’atteggiamento dei media, in particolare dei grandi quotidiani nazionali, che hanno sempre fotografato una realtà con un’ottica deformante, creando falsse immagini da distribuire all’opinione pubblica e sovente aggiungendo notizie allusive con lo scopo di gettare immediatamente fango sui cittadini della valle dopo ogni manifestazione, per poi smentirle sottovoce.
Ma chi sono veramente i valsusini? Dì quale stoffa sono fatti? Nei palazzi del potere torinese cosa si pensa? Si è convinti che con i metodi finora usati avranno ragione di questa fiera gente? Ecco a voi un avvenimento per riflettere: “La favola del potagé” (per i non piemontesi, stufa/cucina economica a legna). Alba di mercoledì 20 gennaio (temperatura -6°C), chiamata generale tramite Sms: “Il passaggio a livello di Chiusa S.Michele sul collegamento tra le due statali è bloccato dai carabinieri per il carotaggio”. La risposta non si fa attendere, in meno di un’ora la folla di oppositori al Tav è davanti al passaggio a livello con le solite armi, ossia “bandiere, cartelloni, scritte, e tanta aria nei polmoni”.
Il fronte dei valsusini manifestanti è costituito da: cittadini pensionati ultrasessantenni, cittadini disoccupati, cassaintegrati, operai, piccoli imprenditori, studenti, insegnanti, ecc., ed anche da donne casalinghe, pensionate, insegnanti, impiegate, studentesse, ecc., la cui determinazione a non cedere è proverbiale. E’ proprio da questa peculiarità che nasce la bella favola del “potagé”: infatti, dopo meno di mezz’ora dall’arrivo delle prime bandiere, ecco comparire magicamente a fianco delle truppe schierate uno splendido potagé anni 60 ed un vecchio tavolo! Da quel momento, dopo aver acceso il “potagé” e preparato un fumante the, si è scatenato dalle case vicine alla “mensa da campo” un andirivieni delle casalinghe, delle pensionate con ogni genere di prima necessità e con ogni ben di dio, e questo fino all’imbrunire, per assistere i dimostranti!
In quel meraviglioso e deciso impegno delle donne si capisce la ricchezza del pensiero e l’amore dei cittadini della valle. Pensiero fortificato e scolpito dai ricordi in tante famiglie d’un periodo drammatico di oltre 65 anni fa, in cui il popolo doveva esporsi con una posizione chiara contro chi occupava la valle.
Il motivo principale di avversità al progetto Tav/Tac deriva dal rifiuto costante opposto da proponenti e istituzioni di prendere in considerazione i dati e le informazioni rilevati dall’Osservatorio sulla Torino-Lyon (presieduto dal signor Virano) che dimostrano l’inutilità del progetto, mentre sul territorio, da oltre vent’anni, si è creato un vero osservatorio dei comitati, che ha istruito i cittadini portando in valle la voce di ricercatori, esperti di trasporto, esperti di ambiente, con decine e decine di convegni ed incontri. Tutto questo ha trasformato la valle di Susa in un “centro di eccellenza” su tutti i problemi trasportistici ed i disastri causati delle grandi opere. Ormai la valle di Susa si è “laureata”, conosce ogni particolare, ogni dato di questo progetto; soprattutto conosce gli elementi che dimostrano l’inganno non solo verso gli abitanti della valle, ma verso tutti gli italiani!
Si potrebbe concludere con un pensiero dolce citando un simpatico detto piemontese: “la politica, in valle, ha fatto una bella figura da cioccolataio con l’informazione”. Purtroppo nella realtà i pensieri mielati sono cancellati dai metodi persuasivi voluti e utilizzati dai proponenti che ultimamente in valle stanno lasciando il segno.
BRUNO FAGGIA NI
(classe 1941 Almese)
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