
I lavori per la TAV Torino-Lione sono stati ritardati di un anno (ancora una volta)
Ripubblichiamo l’articolo firmato da Dario Lucisano per l’Indipendente Online, contentə di non essere lə unichə ad aver notato questo “sottile” ritardo di 18 anni nel concludere l’opera.
Il cronoprogramma della Torino-Lione subisce un nuovo slittamento: la prima talpa destinata al cantiere italiano di Chiomonte entrerà infatti in funzione solo all’inizio del 2028, un anno dopo rispetto a quanto previsto. La macchina “dual mode”, progettata per operare in condizioni geologiche molto diverse, dovrà scavare una galleria di servizio di tre chilometri e poi avanzare per altri sette verso Susa. Singolare la spiegazione di TELT, (Tunnel Euralpin Lyon Turin sas), il promotore binazionale dell’opera, che attribuisce lo slittamento allo stop del cantiere seguito alle proteste del 25 luglio, che avrebbero impedito per oltre tre mesi lo svolgimento dei lavori preparatori. Resta il fatto che si tratta dell’ennesimo rinvio per un’opera che lo Stato continua a definire «indifferibile» e «urgente» da oltre trent’anni, ma che continua ad accumulare ritardi rispetto alle scadenze annunciate.
La talpa destinata a scavare il tunnel della TAV Torino-Lione a partire dal cantiere di Chiomonte avrebbe dovuto arrivare dalla Germania entro la fine di quest’anno ed entrare in funzione all’inizio del 2027. Il cronoprogramma subirà invece uno slittamento di circa un anno: il macchinario sarà consegnato nella seconda metà del 2027 e, secondo le stime, i lavori di scavo inizieranno soltanto nel 2028. TELT attribuisce il ritardo agli scontri del 25 luglio, quando circa 20mila persone hanno attraversato i sentieri della Val di Susa, rispondendo all’appello del movimento NO TAV. Durante la manifestazione, alcuni gruppi hanno assaltato i cantieri dell’alta velocità, lanciando bombe carta e pietre. Secondo quanto riferito dalla società, i danni sarebbero stati tali da rendere necessaria la sostituzione delle centraline per il monitoraggio ambientale, oltre a compromettere il perimetro esterno del cantiere e a deteriorare il terreno. Gli interventi di bonifica, sostiene TELT, sarebbero ormai conclusi, mentre sarebbero ancora in corso le operazioni di ripristino delle strutture e delle centraline. Il cantiere, insomma, non sarebbe ancora tornato pienamente operativo.
Secondo le ricostruzioni verificate da L’Indipendente, i cantieri dovrebbero riprendere nel corso di questo mese. Il ritardo rispetto alle tabelle di marcia iniziali raggiunge così la soglia dei vent’anni. A marzo, il direttore generale di TELT, Maurizio Bufalini, ha annunciato che, sulla base delle condizioni esistenti in quel momento, i lavori avrebbero dovuto concludersi entro il 2033, e che la linea sarebbe entrata in funzione nel 2034. Nel corso degli anni, ai cronoprogrammi disattesi e ai rallentamenti burocratici si sono aggiunti costi in costante aumento. A proposito dei costi, all’inizio dell’anno, la Corte dei conti europea aveva criticato duramente il progetto della TAV, pubblicando dati particolarmente significativi che rilevavano un aumento dei costi del 127% rispetto alle stime iniziali (il progetto originario degli anni Novanta prevedeva una spesa di 5,2 miliardi di euro) e un ritardo cumulato di diciotto anni nella consegna dell’opera.
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