
Giulietto Chiesa: con i no tav ventenni che rischiano trent’anni
Anch’io sarò a Torino il 10 maggio in solidarietà con Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò. Ma non solo per solidarietà nei loro confronti.
Mi viene in mente quello che scrisse – in altri tempi ma non meno gravi di quelli di oggi – Piero Gobetti: “quando la verità sta tutta da una parte, una posizione salomonica è altamente tendenziosa”. Dove sta la tendenziosità di qualunque silenzio in materia?
Nella abnorme sproporzione del “contesto”.
Le vite di quattro giovani poco più che ventenni rischiano di essere distrutte da un’accusa che vale trent’anni di carcere. Cos’hanno fatto? Hanno partecipato ad un’azione politica in cui è stato danneggiato un compressore. Per questo è caduta su di loro l’accusa di terrorismo.
Io non sono un giurista, ma quell’accusa di terrorismo è stata formulata in base a una legge approvata da un Parlamento illegittimo, e con un testo costruito sulla base di sofismi ridicoli, nei quali si parla di “poteri pubblici” come di vittime impotenti contro la violenza di singoli.
L’altra accusa è quella di avere cercato di “danneggiare l’immagine dell’Italia”. Non sono un giurista, ma qui il “contesto” diventa lancinante come una ferita. Viviamo in un paese dove la classe dirigente, da decenni, si è appropriata degli strumenti democratici a suo vantaggio; dove ladri e corrotti spadroneggiano; dove l’ingiustizia è prodotta dalle leggi scritte da ladri e corrotti; che dunque, per definizione, consentono a ladri e corrotti di scamparla sempre.
Penso, ad esempio – ma è solo un piccolo esempio, quasi insignificante nella sua mostruosità – alla sentenza che ha assolto Claudio Scajola per la casa pagata per due terzi a sua insaputa dal costruttore Diego Anemone (lui colpevole, ma salvo per prescrizione: vedete come funzionano le leggi in Italia?)
Il contesto è quello di banchieri che distruggono ricchezza, sottraggono ricchezza producendo miseria per i molti, che muoiono e soffrono in carne ed ossa. Ma se ne escono salvi, mai in galera, raramente ai domiciliari, comunque indenni, mentre quattro giovani che hanno danneggiato un compressore sono in galera dal 9 dicembre 2013,sottoposti a un regime di alta sicurezza,costretti in isolamento per un periodo che è andato ben oltre la durata delle indagini, con la censura della posta, la riduzione delle visite, la limitazione delle ore d’aria.
E’ qui che il “contesto” diventa insopportabile e mi costringe a dichiararmi dalla loro parte, anche contro i “diritti” del compressore.
So bene che il magistrato è tenuto all’applicazione della legge. Ma, applicandola, è tenuto anch’egli a tenere conto del “contesto”.
Mettere nella lista delle “parti offese” la Commissione Europea, il Consiglio dei ministri – organismi da tempo ormai privi di ogni legittimazione democratica, che hanno preso, sulla materia che ha mosso le gesta di Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò, decisioni insensate e dannose per i singoli e la collettività – equivale a considerare accettabile e normale, cioè legittimo, un “contesto criminale”.
Per questo andrò a Torino: per difendere me stesso e i nostri figli. Tacere senza protestare per l’applicazione di leggi ingiuste scritte per prolungare ed estendere l’ingiustizia, significa lesionare il futuro democratico dell’Italia.
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