Generazione No Tav che cresce in un clima di lotta contagioso
Ripubblichiamo l’intervista al sociologo Franco Garelli che a nostro avviso fa un’analisi interessante e veritiera delle generazioni valsusine (https://www.notav.info/post/una-piccola-storia-valsusina/). Ieri lo stesso giornale (Repubblica) pubblicava un’intervista alla preside della scuola media che tacciava di impertinente la bambina che ha sbugiardato il buon carabiniere.
Le generazioni cresciute a pane e notav sono quelle che animano negli anni il movimento, che lo accrescono e lo contagiano positivamente. Ci si stupisce che si cresca nel conflitto, che si cresca con un’idea(le) partigiana del proprio tempo e in passato la procura ha aperto delle indagini proprio sulle famiglie notav. Il risultato è questo, e un movimento è serio quando ha un vivaio pieno (cit Assalti Frontali)
Garelli: “Generazione no Tav
che cresce in un clima di lotta contagioso”
UNA generazione di bambini iperstimolati, che partecipano alle discussioni e ai grandi temi, che non ha paura a dire la propria nemmeno di fronte a un’autorità. Una generazione, quella dei giovani valsusini, che forse porterà ad avere, un domani, adulti più impegnati in politica e nel sociale. È l’analisi di Franco Garelli, docente di sociologia dei processi culturali.
Professore, una bambina di 11 anni che “zittisce” un carabiniere dicendo che i cattivi sono loro: l’immagine è molto forte e apre a una serie di riflessioni. Cosa la colpisce di più?
“Il fatto è molto interessante. Questa generazione è diversa rispetto al passato: non è più cauta, ma “sbotta”. Colpisce la grandissima reattività e riflessività della bambina, la reazione immediata nel dire la propria, nell’avere propri pensieri e nell’esprimerli senza timore. È una generazione che partecipa. E lo fa in modo rapido, come la tecnologia e i media. È anche il frutto di un’educazione diversa, quella dei bambini al centro, e non ai margini dei discorsi degli adulti, a cui anzi partecipano”.
Cosa comporta, per una bambina, il vivere così appieno il senso di appartenenza e di lotta No Tav?
“Il fenomeno di questo treno veloce che “si deve” contrastare, èmolto partecipato dalle famiglie e questi ragazzini vengono su in un clima di lotta, di non subordinazione, di ripensamenti e di mobilitazione. Nel “No Tav” pubblico e privato si intrecciano, è un tema di “nutrimento generazionale”. La lotta è un momento pubblico, ancor di più portandoli con sé alle manifestazioni: ma comunque i bambini sono dei “sensori” e quello che loro vedono e sentono diventa il loro unico punto di vista”.
Ma è giusto che i più piccoli possano avere l’immagine dei carabinieri come di persone “cattive”?
“Il senso di appartenenza geografico, l’essere della valle, dà loro una grande sicurezza, anche in un età così tenera: emerge che loro sentono di essere violati, ci sono gli “estranei” che arrivano, sono quelli della politica, sono i carabinieri. Le concezioni nascono in rapporto alle esperienze: se i carabinieri sono a difesa di un qualcosa percepito come “antagonista”, leggono la realtà da questo punto di vista. Possono anche avere l’idea che le forze dell’ordine garantiscano la sicurezza in città, però poi questo è comunque più forte”.
C’è il rischio di non riuscire a scindere più le due immagini?
“Sì. Il fatto più problematico è che possono avere un’unica immagine “negativa” delle forze dell’ordine. Ma la stragrande maggioranza dei No Tav è gente perbene e non offre ai propri figli solo questo quadro”.
Rispetto al passato, alle generazioni figlie di lotte sociali molto forti, come quelle del ’68, che differenza ritiene potrà esserci una volta adulti?
“Questo è più un fatto di popolo, di appartenenza a una causa comune. Dalle lotte del passato è arrivata una generazione con ruoli pubblici di rilievo e di leadership. Anche in questo caso, essendo una generazione più sollecitata a prendere posizione, potrà accadere questo”.
Perché secondo lei la bambina è scoppiata a piangere?
“Era emozionata, ma ha probabilmente sentito il peso dell’argomento che stava affrontando, una cosa più grande di lei. Il suo pianto è stata l’espressione di una cosa molto sentita e importante”.
http://torino.repubblica.it/cronaca/2014/02/14/news/garelli_una_generazione_che_cresce_in_un_clima_di_lotta_contagioso-78552712/
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