Frecciarossa Milano–Parigi: la questione della fermata di Bardonecchia
La mancata fermata del Frecciarossa a Bardonecchia sulla tratta Milano–Parigi ha riaperto in questi giorni un dibattito che, al di là delle richieste istituzionali, mette in luce una contraddizione più profonda.
Da un lato, gli amministratori locali che fanno parte della Conferenza delle Alte Valli (CHAV) e la Regione chiedono il ripristino della sosta, sottolineando le ricadute negative per l’Alta Valle di Susa in termini di accessibilità e attrattività. Dall’altro, quella stessa richiesta si colloca dentro un modello di mobilità e di sviluppo che non può che essere contrastato.
Il collegamento in questione è un servizio ad alta velocità, costruito per ridurre i tempi di percorrenza tra grandi poli urbani. In questa logica, le fermate intermedie sono un ostacolo, non una priorità. Bardonecchia, semplicemente, non rientra nei parametri di efficienza del servizio. Non si tratta di un’anomalia, ma del funzionamento ordinario di questo tipo di infrastrutture simbolo di uno schema (ormai più che noto) che privilegia i corridoi di attraversamento, la velocità e la connessione tra grandi centri, sempre a scapito dei territori attraversati.
La vicenda della fermata soppressa non fa che riproporre, su scala ridotta, la stessa dinamica: un’infrastruttura che passa, ma non serve. Un territorio che viene attraversato, ma non considerato.
La risposta istituzionale, tuttavia, si muove in una direzione diversa. CHAV e Regione, invece di mettere in discussione questo modello, chiedono a gran voce di esserne inclusi: una fermata in più, qualche minuto recuperato, una tariffa dedicata.
A questo si aggiunge un elemento altrettanto rilevante. Le richieste avanzate sono strettamente legata a un’idea di sviluppo che continua a puntare sul rafforzamento dei flussi turistici come leva principale per il territorio. Più accessibilità significa più presenze, più competitività, più attrattività.
Ma è proprio questo paradigma che merita di essere interrogato.
Con lo scorrere degli anni, le politiche locali dell’Alta Valle hanno spesso accompagnato e incentivato una crescente pressione turistica, con effetti evidenti sul territorio: consumo di suolo, devastazione ambientale, trasformazioni urbanistiche, aumento dei costi e progressiva subordinazione delle esigenze dei cittadini e delle cittadine a quelle di un’economia stagionale e volatile. Per citarne alcuni…
In questo quadro, l’alta velocità non rappresenta una soluzione, ma un ulteriore tassello di un modello che tende a intensificare i flussi senza affrontarne le conseguenze. Il nodo, quindi, non è se il Frecciarossa debba fermarsi a Bardonecchia. Piuttosto, è capire se abbia senso continuare a inseguire un sistema che, per sua natura, non è pensato per rispondere ai bisogni dei territori locali.
La questione della mobilità in Valsusa resta aperta, ma difficilmente può essere risolta chiedendo spazio dentro uno schema che produce, strutturalmente, esclusione. Un modello che accelera e divora tutto ciò che trova sulla sua strada e che, ancora una volta, dimostra di non avere alcuna intenzione di fermarsi.

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