Francia: «Le nubi si accumulano sul progetto Lione-Torino»
Quei notav de Il Sole 24 ore riportano i dubbi continui, rappresentati dalla tempistica dettata dalla presa di posizione francese sulla pubblica utilità (15 anni per terminare gli espropri), d’oltralpe, liquidati troppo in fretta dai media italiani e da qualche politico del Pd che aveva già stappato lo ciampagnie (come scriverebbe lui…)
Non solo No-Tav nostrani, sulla Torino-Lione si addensano nubi francesi
Il collegamento ad alta velocità Torino-Lione non è al riparo da ulteriori ritardi anche in Francia. «Le nubi si accumulano sul progetto Lione-Torino», titola Les Echos, sollevando dubbi sui tempi di realizzazione della controversa tratta ferroviaria. Anche se alcuni lavori per l’accesso al cantiere sono stati dichiarati di “pubblica utilità”, con un decreto pubblicato sul Journal Officiel la scorsa settimana, secondo il quotidiano francese «non bisogna fidarsi delle apparenze»: «Questa decisione amministrativa non toglie interrogativi sul seguito». La pubblicazione del decreto ha provocato una levata di scudi degli oppositori d’Oltralpe, ma in realtà – scrive Lionel Steinmann – «il primo colpo di piccone non è per domani». Secondo una fonte vicina al dossier, «si trattava di assicurare la continuità giuridica del progetto», ma questa decisione non fa prevedere nulla sul calendario dei lavori.
Les Echos sottolinea che il progetto Lione-Torino è un argomento “imbarazzante” per il governo. I margini di manovra del governo di Parigi sono limitati, poiché è vincolato da un trattato intergovernativo con l’Italia, ma «il progetto non sembra suscitare il suo entusiasmo».
Il rapporto della Commission Mobilité 21, incaricata di selezionare i grandi progetti infrastrutturali, «ha sottolineato queste ambiguità», osserva il quotidiano. La realizzazione del tunnel di base della Lione-Torino – ricorda – era stata esclusa dal perimetro d’analisi della commissione, proprio perché il dossier è coperto da un accordo internazionale. Ma la commissione – aggiunge – ha tuttavia esaminato la seconda fase del cantiere, che consiste nel rinnovare l’accesso ferroviario dal lato francese, per un costo di 8 miliardi. E ha concluso che «non ha potuto assicurarsi che i rischi di saturazione che giustificano la realizzazione del progetto intervengano prima degli anni 2035-2040», rinviando dunque la realizzazione di questi lavori a questa scadenza.
Il progetto Lione-Torino, continua Les Echos, sembra in «completo sfasamento» rispetto alle dottrina del governo sulle infrastrutture definita quest’estate dalla commissione: finito il “tutto Tgv”, priorità al rinnovamento delle linee esistenti e ai treni dei pendolari. Per di più, fa notare il quotidiano, «la questione del finanziamento non è ancora stata risolta».
Di fronte alla cifra faraonica di 25 miliardi per la totalità del cantiere, i sostenitori del progetto giocano la carte della realizzazione per fasi, dando la priorità al tunnel di base, del costo di 8,5 miliardi per 57 chilometri. La condizione “sine qua non”, il governo francese lo ha già precisato, è l’ottenimento da parte Ue del finanziamento massimo del 40%.
Ma Les Echos solleva dubbi anche sulla parte che resterebbe da finanziare da parte della Francia per il tunnel (2,2 miliardi). Il rapporto della Commission Mobilité 21 ha stabilito una lista delle infrastrutture che “è possibile e desiderabile” costruire di qui al 2030, tenendo conto dei pesanti vincoli di finanza pubblica. «Ma poiché il tunnel di base Lione-Torino è stato escluso dal perimetro d’analisi della commissione, non figura logicamente nella lista».
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