Etinomia, arresti e solidarietà dalle valli di Lanzo
Giovedì sera, dodici ore dopo gli arresti vili e pretestuosi che hanno colpito la nostra valle ed il nostro movimento ovunque in Italia, ricevo una telefonata sul mio cellulare mentre sono in auto. Il numero telefonico mi è ignoto e il suono che mi giunge dal ricevitore non è usuale per me, tuttavia il registro, quasi rotto dal pianto, fa breccia immediatamente nel mio animo torturato dalle ingiustizie inflitte ai nostri compagni di lotta. La voce parla di solidarietà, vicinanza, affetto e sincera compassione, come ad un amico di lungo corso a cui è stata sottratta una persona cara. Riconosco quindi Laura Chianale, che ho incontrato solo una settimana prima, sabato 21 gennaio, nella piccola sala della Cooperativa di Pessinetto Fuori, nelle Valli di Lanzo. Nel tardo pomeriggio di una giornata solare ma fresca, la popolazione locale si è radunata intorno ad una stufa ed un proiettore, per ascoltare il messaggio che giunge dalla Valle che Resiste: Carlo, Valerio ed il mitico Mimmo hanno preceduto il nostro intervento illustrando le ragioni della protesta e aggiornando il quadro della militarizzazione in Valsusa. Il dibattito, articolato intorno al tema dell’opposizione alle grandi opere inutili, è stato aperto da Aldo Chiariglione, esperto e “resistente” locale contro la costruzione dell’insensato e devastante bacino idroelettrico della Colombera, presso Lanzo; contemporaneamente rattrista e consola scoprire che ovunque si vada, esiste un progetto di appropriazione indebita dei beni comuni, sfruttamento, devastazione del territorio, controllato “a vista” da persone illuminate che decidono di approfondire ed infine opporsi.
Tra intermezzi cantati, domande dei partecipanti e l’ostilità dei mezzi informatici, quando Ilio comincia a parlare di Etinomia sono ormai le 19.30 e la merenda sinoira che dovrebbe concludere il ritrovo rischia di trasformarsi in una cena tardiva; temiamo una comprensibile defezione di massa. Invece il sorriso del mio compagno, che è di casa in queste zone, cattura il restante pubblico ancora numeroso. Sentire parlare di economia e di etica contemporaneamente restituisce volti increduli e curiosi: da quanto hanno visto e sentito, tuttavia, la Valle di Susa è capace di imprese prodigiose. Quando Ilio mi passa il microfono ho di fronte una platea di ascoltatori proiettati in avanti come se assistessero ai momenti decisivi di un derby di metà campionato; è un gioco da ragazzi conquistarli ricordando i giorni liberi che hanno ispirato la nascita di Etinomia. Il messaggio di speranza e riscatto che condividiamo con loro riaccende il colorito e la luce negli occhi della gente, tra cui alcuni imprenditori presenti, disgustati dalla mancanza di dignità con cui sono costretti a condurre la propria attività giorno dopo giorno. Sapere che possono far parte di una rete solidale e caratterizzata da vivace e concreta capacità progettuale li ammalia e li convince.
Prima di poter sedere tra i volti amici per gustare un bicchiere di vino ed una scodella di zuppa di cereali, devo districarmi tra chi ancora vorrebbe domandare, chiedere, sapere di più. Non mi stupisce scoprire, il giorno dopo, che Ilio è restato sino alle 3.00 di notte a parlare con gli attivisti della cooperativa di turismo, lavoro, compatibilità ambientale ma anche autogestione, moneta complementare, autodeterminazione economica e non solo. Ciò che piuttosto mi stupisce è la profondità della ferita inferta al territorio e alle popolazioni da decenni di politica ultraliberale, consumistica e rapace, al punto tale che un’iniziativa come Etinomia, che a noi sembra banalmente sorgere dal buon senso e della comunione, appaia rivoluzionaria in una forma tanto dilagante.
Ritorno alla telefonata, e mi lascio tranquillizzare e confortare dalla enorme potere che l’empatia e la condivisione possono sprigionare tra uomini e donne che si conoscono da così poco tempo, essendo uniti nella lotta. Resistendo alla tentazione di ricambiare i singhiozzi con un più dirompente pianto di gioia, mi trovo a consolare Laura, la quale si strugge per la frustrazione causatale dalla distanza geografica che, pur ridotta, ci impedisce di scambiarci solidarietà con un più concreto e fraterno abbraccio: la rassicuro e la ringrazio, forte nella convinzione che a Bussoleno, ove mi sto recando, sarò riscaldato dai visi amici, dalle fiaccole e dalla compagnia di migliaia di NOTAV.
Daniele Forte, Presidente di Etinomia
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