De Magistris all’Europa: stop alla follia della Torino-Lione
[Da http://www.libreidee.org/] Cara Europa, fermati: sei ancora in tempo. Lo sai o no che i cantieri della Torino-Lione verrebbero aperti «militarizzando la valle di Susa, contro la volontà della popolazione»? Dopo Beppe Grillo, schierato da anni con i valsusini, il neo-sindaco napoletano Luigi De Magistris è il primo rappresentante istituzionale di peso politico nazionale a intervenire ora direttamente a favore dei No-Tav, spezzando il silenzio assordante dei colleghi e il coro dei favorevoli, che da Berlusconi a Fassino non ammette “distinguo” e vuole che si aprano finalmente i cantieri a Chiomonte che darebbero il via ai primi 700 milioni dell’Unione Europea. Un’opera «inutile e devastante»: Bruxelles deve sapere che finanzierebbe un attacco contro la popolazione locale, in violazione dei principi europei, per una infrastruttura la cui utilità continua a non essere dimostrata.
In questi vent’anni di “resistenza civile” contro la Torino-Lione, la valle di Susa – un territorio di centomila abitanti fra il capoluogo piemontese e la frontiera francese – ha avuto ben pochi “amici” nella politica romana: a parte Grillo, coi No-Tav si sono schierati i Verdi, i comunisti di Paolo Ferrero, i Cobas, la Fiom piemontese di Giorgio Airaudo. In qualità di europarlamentare, Luigi De Magistris aveva già condotto una prima missione politica in valle di Susa nel febbraio 2010, dopo che la polizia antisommossa aveva ferito gravemente un’inerme manifestante, Marinella Alotto, spedendola all’ospedale. L’ex magistrato dell’Idv era intervenuto personalmente, incontrando i No-Tav e promettendo il suo impegno per un’azione a Bruxelles per frenare i cantieri: la Torino-Lione sarebbe la maggiore opera pubblica italiana, un’infrastruttura faraonica da 20 miliardi di euro, progettata però (incredibile ma vero) senza una stima ufficiale del rapporto costi-benefici.
Forte anche il timore di infiltrazioni da parte della nuova mafia, peraltro in un’area alpina al centro di grandi interessi turistici e già sede delle Olimpiadi Invernali Torino 2006. Storicamente minacciata dagli appetiti dei clan – emblematico lo scioglimento negli anni ‘90, per inquinamento mafioso, del Consiglio comunale di Bardonecchia – la valle di Susa compare spesso nella triste letteratura giudiziaria della Commissione Antimafia, prima e dopo la costruzione dell’autostrada del Fréjus che innescò una “tangentopoli” locale, con indagini, arresti e condanne. Ora, si teme che i maxi-cantieri della Torino-Lione possano esporre l’area agli stessi rischi: «Oggi le mafie hanno bisogno di investire il denaro sporco in affari sicuri, e le grandi opere finanziate con denaro pubblico lo sono», avverte lo scrittore Massimo Carlotto: «E’ bene sapere, inoltre, che i cartelli criminali oggi divenuti
“imprenditoriali” non potrebbero agire così liberamente se non godessero di vasti appoggi nel mondo della politica, dell’economia e della finanza».
Appena eletto sindaco di Napoli, De Magistris ha fatto pervenire la sua solidarietà personale ai No-Tav inviando in valle di Susa due colleghi europarlamentari, anch’essi esponenti dell’Idv: sono saliti a Chiomonte a sostenere i manifestanti il filosofo torinese Gianni Vattimo e l’eurodeputata Sonia Alfano, in prima linea nella lotta contro la mafia. Formale la richiesta di revoca dei 672 milioni stanziati da Bruxelles per la prima tranche dei lavori: De Magistris, Vattimo, la Alfano e altri deputati del Parlamento di Strasburgo (austriaci, tedeschi, irlandesi e francesi) hanno chiesto al commissario europeo ai trasporti, Siim Kallas, di bloccare le operazioni. De Magistris e gli altri euro-colleghi citano i principi espressi dalla Convenzione di Århus del 1998, ribaditi nell’analoga direttiva europea del 2003, che vietano di finanziare opere fortemente avversate dalle popolazioni, e ricordano «la massiccia e persistente opposizione della popolazione della
valle» come pure «il mancato accordo con la maggioranza dei Comuni dei territori interessati».
Il prefetto di Torino ha ora invitato i sindaci a non unirsi ai manifestanti alla Maddalena di Chiomonte, dove migliaia di cittadini si stanno alternando da settimane, 24 ore su 24, per presidiare l’area. Sperano così di scoraggiare un blitz della polizia, che sarebbe costretta a usare la forza – come peraltro richiesto dall’ex sindaco torinese Sergio Chiamparino – per prendere possesso del sito e impiantarvi il cantiere. Il presidente della Comunità Montana, Sandro Plano, “dissidente” Pd come molti altri amministratori locali, è tuttavia deciso a fare da cuscinetto per scongiurare lo scontro e, al tempo stesso, ritardare il più possibile l’arrivo delle ruspe: a questo scopo è stato inoltrato anche un ricorso al Tar per contestare il profilo procedurale dell’eventuale avvio del cantiere.
In queste ore si sta giocando una partita decisiva: da una parte le istituzioni (Torino, Provincia, Regione e governo) che premono per avviare l’opera «ad ogni costo», appoggiate anche dalla Confindustria, e dall’altro i valsusini, decisi a fare da “scudi umani” per impedire fisicamente l’accesso all’area. Oltre alla Coldiretti, i cui 3.000 agricoltori locali temono che i cantieri possano sottrarre terra e pascolo, coi No-Tav si sono nuovamente schierati i Cobas e i partigiani dell’Anpi. I militanti hanno rivolto un appello ad Amnesty International paventando il ricorso alla forza contro di loro, ma al tempo stesso hanno indirizzato ai «cittadini in uniforme» una lettera aperta, con la quale chiedono alle forze dell’ordine di «riflettere su quanto verrebbe loro richiesto», ovvero «l’uso della forza per avallare un’opera pubblica colossale, devastante e completamente inutile, uno spreco mostruoso di
denaro pubblico i cui unici beneficiari sarebbero le lobby affaristiche dei costruttori».
Il neosindaco torinese Piero Fassino, che pure è nato ad Avigliana in valle di Susa – dove suo padre combatté come comandante partigiano – si trova ora un problema in più: l’altolà di De Magistris minaccia di complicare le cose negli equilibri politici del centrosinistra, frenando ancora una volta l’arrivo delle ruspe. L’ultimatum del 31 maggio – data entro la quale sarebbe dovuto partire il cantiere, pena la perdita dei finanziamenti europei – è stato superato da giorni: lo stesso questore di Torino, alla festa della polizia, ha invitato le istituzioni a trovare una soluzione politica, evitando se possibile il ricorso alla forza. Dal canto loro, i No-Tav non mollano: in centinaia continuano a presidiare l’area, giorno e notte, mentre migliaia di cittadini si tengono pronti ad una possibile “invasione pacifica” come quella che nel 2005 fermò il primo progetto Torino-Lione. E ora, l’avvertimento di De Magistris: grazie al quale i valsusini si sentiranno certamente meno soli, nella loro lunga battaglia civile.
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