DANI DICEVA”IL” TAV
Già, Dani non usava il femminile quando si riferiva a questa follia che ci perseguita da oltre vent’anni. Usava il maschile, segno distintivo di coloro che hanno abbracciato la nostra causa molti anni fa, ben prima che la lotta, con i fatti del 2006, diventasse anche scontro e di conseguenza interessasse le cronache nazionali… fu solo a quel punto che quest’opera cambiò sesso.
Non avrei mai immaginato di pubblicare un ricordo di uno dei miei migliori amici, scritto di getto a due soli giorni dalla sua scomparsa, ma dopo aver letto le significative parole di Monica e Maurizio me ne è venuta voglia e forse mi farà anche bene.
Non intendo ricordare Dani per quello che ha rappresentato per me e per i suoi altri amici: un compagno di giochi, di esperienze, di gite, di studi, di sogni, di frustrazioni per gran parte delle nostre vite – questi aspetti li conserviamo gelosamente tra di noi – ma voglio raccontare su queste pagine quale fosse il suo amore per questo territorio e la nostra Valle.
Dani ed io siamo stati i primi cittadini di Mattie ad interessarsi alle questioni dell’alta velocità. Ricordavamo sempre con orgoglio le nostre partecipazioni alle prime manifestazioni, ed in particolare una svoltasi a Bussoleno. In quell’occasione si contavano a malapena una cinquantina di persone, in una giornata scura e piovosa. Quasi tutti giovanissimi dei centri sociali, e solo qualche sparuto valsusino, timido ma convinto delle ragioni che lo avevano portato lì. Oppure quando a Chianocco tirammo giù le recinzioni arancioni che minacciavano la tranquillità dei prati in previsione di qualche lavoro preparativo: quella volta si iniziava ad essere qualche decina di più… Solo qualche anno dopo a Susa, il 16 novembre del 2005, saremmo stati oltre mille volte tanto, tra i cinquanta ed i settantamila! Ricordo la soddisfazione di Dani nel vedere che nel giro di poco i primi sforzi si erano tramutati in un movimento di massa.
Nell’estate del 2000, Mercedes Bresso pubblicò una sua folle proposta progettuale che prevedeva il passaggio della linea in quota, sul versante di destra orografica della Valle: questo avrebbe significato, se mai fosse stato possibile realizzare una tale aberrazione, la fine di Mattie, della vivibilità del suo territorio e la scomparsa di molti siti cari a tutta la comunità. Sconvolti dall’assenza di qualsiasi reazione da parte della popolazione, realizzammo un manifesto con un fotomontaggio ingenuo (se confrontato con le possibilità che ci dà l’informatica oggi) ma efficace. Rappresentava un’ipotesi di devastazione del versante interessato dai lavori, dai Giordani alla Canonica. Accompagnato da me, Daniele girò il paese per un paio di giorni con l’entusiasmo e la voglia di fare che lo ha sempre caratterizzato, per raccogliere un certo numero di firme in modo che fosse rappresentativo della popolazione di Mattie. Fummo stupiti dal fatto che nonostante la questione TAV fosse aperta ormai da più di dieci anni, la maggior parte delle persone che incontrammo non sapevano nulla, e non solo del progetto che le riguardava direttamente. Immagini e firme finirono affisse su tutte le bacheche ed i “bacias” (le grandi fontane in pietra) del paese, e venne realizzata la prima attività informativa.
In seguito avemmo l’idea di fondare un Comitato Notav di Mattie. La mia innata timidezza mi porta sempre ad assumere posizioni defilate (infatti dopo tutto questo tempo ancora vengo scambiato per un infiltrato della Digos…) e quindi mi impedì di prendere l’iniziativa definitiva… ma ancora una volta Daniele mi travolse con la sua incredibile voglia di fare; nel giro di due giorni convocò una riunione ai Giordani, invitò alcuni esponenti storici del movimento (ricordo Claudio Giorno) ed il nostro Comitato prese vita. Oggi, non solo buona parte della popolazione di Mattie simpatizza per la causa Notav, ma esiste un gruppo assai nutrito che partecipa attivamente a tutte le iniziative in maniera pacifica ma forte, determinata e sempre colorata, una forza assolutamente di primo piano all’interno del movimento. Mi ricordo di tante sue idee, talune folli, altre geniali e purtroppo irrealizzate, come le bustine di zucchero marchiate NoTav che avrebbero dovuto diffondere le nostre ragioni su larga scala.
In tempi recenti ci sono state anche divergenze, specialmente dopo gli avvenimenti di quest’estate: io sono rimasto sicuramente più intransigente e radicale, mentre Dani più aperto al dialogo e riflessivo: era molto preoccupato per il danno di immagine del movimento e di una possibile deriva. Questa visione differente delle cose ci ha anche portato ad accese discussioni, ma proprio questa era una dote ammirevole di Daniele: ha sempre pensato con la sua testa e non ha mai avuto timore di esprimere i suoi dubbi e le sue convinzioni, anche se talvolta potevano risultare convenienti agli occhi di qualcuno.
Infinito il suo impegno per il nostro amatissimo paese, Mattie. Dalla realizzazione del sito “Mattieonline”, graficamente ineccepibile e avanti rispetto ai tempi, al supporto alle attività dell’Amministrazione: instancabile, una fucina di idee a cui è sempre stato difficile stare dietro. Insieme ad altri amici lo prendevo spesso in giro: “Dani, sempre lì col Comune a smanettare, perché non ti fai pagare? Diventeresti ricco!” Ha contribuito a creare l’associazione culturale Ametegis che ha sostenuto fino alla fine con proposte ed iniziative. Non smetteva mai di immaginare, nemmeno quando si trovava ormai da qualche mese nel letto dell’ospedale, sempre reattivo, creativo, desideroso di comunicare le sue proposte e le intenzioni per il futuro di cui ci parlava fino a pochi giorni fa.
Ho ammirato particolarmente il suo ultimo progetto: la creazione di una pagina intitolata “Stop al consumo di territorio, Valsusa”, con la quale voleva formare un gruppo di persone che si occupassero delle problematiche legate alla cementificazione della nostra Valle. Purtroppo Daniele ha sospeso la sua dedizione a questo tema verso la fine di ottobre; sarebbe bello se si potesse portare avanti la sua idea. Ma Dani lascia un vuoto incolmabile soprattutto sotto l’aspetto umano. Il modo in cui ha affrontato la malattia ha aggiunto un valore inestimabile al ricordo che tutti noi abbiamo di lui, già incredibile.
Ieri sono tornato a Pra La Grangia, sopra a Mattie, uno dei posti che gli erano più cari. L’ultima volta che c’ero stato d’inverno eravamo andati insieme, ma era una giornata di sole e c’era tantissima neve fresca. La sera invece ci siamo trovati tra alcuni degli amici più intimi davanti ad un fuoco, in un posto magico, come abbiamo fatto tante, tantissime volte fin da ragazzini. La sensazione che ora manchi qualcosa di davvero grande e fondamentale per tutti noi non se ne andrà mai.
Marco
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