DAI NOTAV AI NODAL MOLIN un filo rosso ci unisce: contro soprusi ed ingiustizie oltre il COVID, oltre le SBARRE.

Sabato 30 gennaio, h. 11.30, abbiamo organizzato un presidio di solidarietà con Dana e le altre detenute in lotta al carcere delle Vallette.
In fondo all’appello trovate anche il link per firmarlo.
Le lotte contro le grandi opere segnano, in Italia, una nuova stagione di consapevolezza diffusa: la terra non è e non deve essere merce di scambio nelle mani di chi ha soldi e potere.
Per noi NOdalMolin i NOTAV sono stati, per noi, fonte di ispirazione e coraggio. Dana l’abbiamo conosciuta al Presidio. Non ricordiamo più quale, se quello di Venaus, o di Caldogno, o in una delle migliaia di manifestazioni che abbiamo condiviso. Abbiamo portato avanti un orizzonte di senso, un’utopia: difendere i beni comuni. Oggi, alla luce del COVID, sappiamo che la strada tracciata è stata quella giusta. Ne usciremo solo se continueremo a difendere i nostri territori. Dallo smantellamento della sanità pubblica, dallo scaffale polveroso in cui sembra sia stato archivjato il diritto all’istruzione, dai disastri ambientali, dai cambiamenti climatici.
Dana da alcuni mesi è in carcere. Subisce la stessa sorte di altre e altri che hanno osato mettere in discussione sfruttamento e malaffare. A livello repressivo la procura di Torino non è seconda a nessuno e il movimento NOTAV è stato fortemente criminalizzato. Così come altri compagni e compagne prima di lei, che hanno subito detenzioni ingiuste, dure, spropositate ai fatti imputati, Dana deve scontare due anni, per aver bloccato un casello autostradale e usato un megafono, durante una protesta NOTAV.
Il carcere è il peggio che ci si possa augurare. Lo è in condizioni normali. In periodo COVID non è nemmeno lontanamente tollerabile. Già dal primo lockdown detenuti e detenute, in tutta Italia, si sono visti togliere i pochi diritti concessi, con la scusa della pandemia, mentre il problema del sovraffollamento non è stato neanche lontanamente preso in considerazione. Stiamo parlando di annullamento delle visite, delle attività ricreative, educative e lavorative. Stiamo parlando di igiene, di contatti sociali tra detenuti, di un piano di vaccinazione per garantire sicurezza a chi è dietro le sbarre, visto che vive sotto la responsabilità dello Stato. Dopo quasi un anno di pandemia ancora non si è intervenuti come hanno fatto altri paesi: amnistie, indulti e sconti di pena per ridurre l’affollamento, se non in una misura insignificante.
Per questo, Dana ed altre detenute hanno messo in piedi uno sciopero della fame che è durato sei giorni ed ha costretto la direzione del carcere Le Vallette di Torino a parlare pubblicamente dei problemi della prigione in Italia.
Abbiamo deciso di unirci al movimento NOTAV nell’appello alla solidarietà oltre le sbarre, nonché alla campagna DANA LIBERA TUTTI, e convocare un presidio al carcere di Vicenza per le 11.30 si sabato 30 gennaio.
A Dana, alle sue compagne, ai NOTAV vogliamo dire: grazie. Ancora una volta ci indicate un percorso. Così come abbiamo fatto per le strade di montagna, per difendere la valle, o attorno al cantiere del DAL Molin per denunciarne la prepotenza invasiva, non possiamo che camminare fianco a fianco.
Ai detenuti e alle detenute di tutte le carceri, in particolare qui a Vicenza, vogliamo dire: non siete soli. Doveva andare tutto bene, dovevamo uscirne migliori. Invece, oggi parlare di diritti dei detenuti equivale ad affrontare un discorso scivoloso e impopolare. Non ci interessa. Grazie alla lotta di queste detenute, all’associazione Antigone, al Movimento NOTAV, oggi chi non ha voce torna ad averla.
Chiediamo che vengano garantiti i diritti ai colloqui e all’affettività di detenuti e detenute.
Chiediamo indulto subito.
Chiediamo un piano di vaccinazioni prioritario per chi è detenuto, l’ istituzione del garante dei diritti dei detenuti in tutte le città, misure preventive non carcerarie per i reati minori.
Chiediamo a chi legge, a chi ha lottato con noi contro le grandi opere, a chi oggi si batte per sanità e scuola gratuite, pubbliche e sicure, di sottoscrivere questo appello e di venire sotto il carcere con noi.
Una parte di noi ha dato vita ad un progetto, il Caracol Olol Jackson, che guarda in questa direzione: ambulatori popolari pubblici e gratuiti, sportello di consulenza sanitaria, caf e sindacato. Alla popolazione carceraria e ai loro familiari vogliamo dire che siamo a disposizione con i servizi che offriamo e che vogliono essere un bene comune. La solidarietà è un’arma e noi vogliamo continuare ad utilizzarla, oltre il covid, oltre le sbarre.
Avanti Dana
Avanti NOTAV
Libertà per tutte e tutti
Per sottoscrivere l’appello: https://forms.gle/oTDJTtafoMRKgQW29
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