Cosa diremmo al ministro dei trasporti?

Ora che finalmente c’è un governo, sappiamo con chi prendercela.
Ci viene da dire così, dopo le tante parole spese in questi giorni, dove ci siamo trovati al centro di un dibattito del quale siamo curiosi di vederne il proseguo, almeno per quello che riguarda il progetto Torino Lione.
Non ci stancheremo mai di ripetere che il movimento notav non ha governi amici e lo diciamo per esperienza perchè ne abbiamo visti passare (di governi e governatori) veramente tanti, di ogni specie. Da chi diceva che l’opera era ormai imminente, a chi ci aveva sussurrato avrebbe fatto in modo di fermarla.
Per questo motivo possiamo tranquillamente affermare che il Tav, da tempo, è divenuto “sistema” e si è dato gli strumenti per compiere atti amministrativi e finanziari, quasi da solo, indistintamente dal governo in carica. Diciamo questo perchè mentre c’erano tutte le incertezze del caso nei palazzi del potere romani, Telt stanziava appalti (del valore di oltre 3 milioni di euro e una durata di 24 mesi) ad un raggruppamento di società. Queste, dal 1° giugno, saranno titolate alla gestione del cantiere di Chiomonte, subentrando al raggruppamento di imprese che ha curato la fase di studio geognostica.
Insomma …si sono portati avanti per avere sempre più elementi per dire “quest’opera è irreversibile”, “ci sono penali da pagare” e tutta la solita solfa che abbiamo sentito in tutti questi giorni.
Conosciamo tutti oramai il contenuto del contratto di governo che ha portato i 5 Stelle e la Lega al governo e abbiamo sentito molto bene tutte le dichiarazioni in merito all’inutilità della Torino Lione: prima con un fermo dei lavori ed una ridiscussione, poi con una “ridiscussione” ed infine le parole esplicite di Di Maio.
Essendo abituati, come abbiamo scritto poco sopra, non ci fidiamo e non deleghiamo a nessuno, perché ad oggi siamo stati veramente gli unici a mettere i bastoni fra le ruote al sistema tav. Siamo anche convinti che se anche si discutesse il fermo dell’opera, sarebbe solo per merito nostro, per quello che in tutti questi anni abbiamo fatto: informandoci, informando e lottando, con tanto impegno e tenacia.
Allo stesso modo è innegabile che per la nostra lotta sia molto utile avere qualcuno di “non nemico” in posizioni strategiche: l’uscita di Torino dall’osservatorio ed ora un ministro delle infrastrutture che si è dichiarato notav non possono essere dei paragrafi interessanti da aggiungere a quello che speriamo sia l’ultimo capitolo della Torino Lione.
Ci sarà da vedere come andrà a finire, ne abbiamo viste tante e conosciamo i politici che partono in quarta per poi scalare nel tempo, per le mediazioni utili a mantenere la poltrona.
Abbiamo già dichiarato più volte che al Paese serve uno stop a tutte le grandi opere inutili, nessuna esclusa, compreso il Terzo Valico, se si vuole veramente innescare un vero cambiamento.
Ora vogliamo vedere delle mosse concrete che devono necessariamente prendere di mira tutta l’infrastruttura tecnica e politica che ha portato avanti in questo modo il progetto con :
- il blocco dei lavori
- l’azzeramento di tutti i vertici dell’osservatorio e di ogni struttura esistente
Solo così si può mettere in pratica quella “ridiscussione con la Francia” di cui si è tanto parlato.
Detto tutto ciò aspettiamo…non con le mani in mano chiaramente, come al solito e come sempre, convinti che la nostra lotta non sia limitata al nostro piccolo giardino, ma sia molto più ampia per obiettivi e caratteristiche.
Ps: Sul governo nel suo complesso non entriamo nel merito di questa riflessione, ma possiamo assicurare che su molti punti di quel programma che creano diseguaglianza e discriminazione, sullo strapotere e l’impunità assicurata a una polizia prepotente che in Valle conosciamo fin troppo bene, abbiamo le idee molto chiare!
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