
Colpi di martello sui chiodi della bara: la lunga (non-)morte del TAV Torino – Lione
Chi segue le vicende della lotta No Tav in Val di Susa non si è affatto sorpreso nell’apprendere gli ultimi sviluppi. Sviluppi che i grandi giornali, i media mainstream, si sono ben guardati dal riportare. Per fortuna ne ha scritto su Il manifesto il “nostro” Maurizio Pagliassotti, e da lì la notizia ha preso a circolare sui social, ripresa poi da molte testate indipendenti.
La Presidenza del Consiglio dei Ministri, in un documento ufficiale [PDF qui], riconosce il dato di realtà che economisti dei trasporti, esperti di logistica, ingegneri delle infrastrutture, fisici e altri tecnici e scienziati vanno spiegando da anni: il progetto della nuova linea Torino – Lione è basato su stime sbagliate e previsioni infondate.
In parole povere: la linea è completamente inutile.
Ripeto: chi segue la vicenda non si è affatto sorpreso. Benché farlo notare sia ritenuto poco fine, tutte le parti in causa sanno da tempo che quella linea non esisterà mai. A ventisette anni dai primi annunci, non se ne è ancora realizzato un solo centimetro: il buco in Val Clarea non è quello dove passerà il treno, ma un cunicolo geognostico. I francesi, dal canto loro, hanno fatto capire più volte che non gliene importa nulla, per la tratta di loro competenza non c’è nemmeno un progetto preliminare, dicono che inizieranno a pensarci «dopo il 2030».
Il progetto del 2004 fu ritirato dopo la riconquista della Libera Repubblica di Venaus, e quello attuale — surrealmente definito «low cost» — ha perso un pezzo dopo l’altro, ed è plausibile che tra poco si ridurrà al solo «tunnel di base» da Susa a Saint-Jean-de-Maurienne (un inutile traforo di 57 km) e all’insensata e fuori scala «stazione internazionale» (?) a San Giuliano di Susa. Ci sarebbe anche da scavare un tunnel sotto la collina morenica tra Rivoli e Rivalta, ma hanno già detto che forse, chissà, non lo fanno più.
Merito della costante pressione della lotta No Tav, anche se il governo non può ammetterlo in nessun caso.
Due anni fa, quando il ministro Graziano Delrio annunciò la cancellazione di una delle tratte più controverse e contestate dal movimento, la cosiddetta «Gronda Nord» di Torino, la presentò come un’intuizione sua e dei suoi tecnici. Una «intelligente rivisitazione del progetto», disse.
Ogni movimento dal basso dev’essere raccontato come movimento dall’alto.
E quando diventa proprio impossibile non ammettere che il «basso» ha ragione, e ha avuto ragione per tutto il tempo, bisogna farlo annacquando il più possibile, aggiungendo fuffa e scaricando le responsabilità, dando la colpa alla «crisi» come se si stesse parlando del maltempo, invitando a scurdasse ‘o passato… Come nel caso in oggetto:
«Non c’è dubbio infatti che molte previsioni fatte quasi 10 anni fa, in assoluta buona fede, anche appoggiandosi a previsioni ufficiali dell’Unione Europea siano state smentite dai fatti, soprattutto per effetto della grave crisi economica di questi anni che ha portato anche a nuovi obiettivi per la società, nei trasporti declinabili nel perseguimento di sicurezza, qualità, efficienza […] Lo scenario attuale è, quindi, molto diverso da quello in cui sono state prese a suo tempo le decisioni, e nessuna persona di buon senso e in buona fede può stupirsi di ciò. Occorre quindi lasciare agli studiosi di storia economica la valutazione se le decisioni, a suo tempo assunte potevano essere diverse […]»
Il governo non sta dicendo: abbiamo sbagliato, avevate ragione, parliamone. Al contrario, sta dicendo: abbiamo sbagliato ma è ininfluente, perché abbiamo ragione lo stesso e non c’è altro da dire.
Infatti, subito dopo, si aggiunge che per poter continuare i lavori è necessario liberarsi «dall’obbligo di difendere i contenuti analitici delle valutazioni fatte anni fa».
In soldoni, la grande opera va sganciata da tutte le motivazioni sinora date per giustificarla. Motivazioni ormai insostenibili, perché troppe volte smontate, ormai pura zavorra discorsiva.
«Low cost» una sega.
La conclusione è dunque: si va avanti. A dispetto di ogni realtà, si va avanti. E nemmeno questa è una novità.
Si va avanti perché «ormai».
Si va avanti perché, come scrivevamo già nel 2013, «ci sono soldi già stanziati e spesi, impegni da “rispettare”, appalti, subappalti, nomi e cognomi messi in gioco, mani che stringono scroti».
(Ciò vale anche per altri progetti insensati, come il Terzo Valico e il Tav Brescia-Verona, e in generale per quasi tutte le grandi opere in Italia: utili esclusivamente a chi ottiene gli appalti per costruirle, inutili per tutti gli altri; monumenti allo sperpero e alla deturpazione del territorio).
Si va avanti perché bisogna tenere in piedi la facciata.
Si va avanti perché, come ha detto a un processo, uno dei tantissimi processi celebrati contro i No Tav, un PM oggi in pensione:
![]()
Marcello Maddalena
«il danno grave per il paese [è] il rischio della libera determinazione della pubblica autorità che [sarebbe] in crisi. Perché lì è il rischio per l’istituto democratico, ed è lí che ovviamente anche se [il governo] la ritiene inutile c’è una questione più forte, perché significherebbe rinunciare al principio di democrazia e quindi l’opera deve andare avanti a costo di impiegare l’esercito per farla andare avanti.»
Infatti l’hanno impiegato.
Maddalena ha detto chiaro e tondo quello che altre figure di potere tengono sottaciuto: non è nemmeno più una questione economica, ma principalmente una questione di dominio sui territori.
Bisogna far vedere chi comanda, occultare il più possibile la vittoria dei No Tav, evitare il “contagio” e una devastante crisi di legittimità.
Per questo hanno militarizzato un’intera valle.
Per questo hanno diffamato e criminalizzato l’intera popolazione di quella valle.
Per questo hanno inquisito, incarcerato, processato, condannato centinaia di persone.
Su questa linea — benché l’appoggio più entusiastico e incondizionato alla repressione sia arrivato sempre dal PD, che annovera tra le sue file «anti-notav» a tempo pieno come il senatore Stefano Esposito — tra «centrodestra» e «centrosinistra» non vi è mai stata alcuna discrepanza. A quel livello, l’unico livello che conti, cioè il livello del comando capitalistico, le «larghe intese» hanno la priorità su tutto ed esiste un solo “partito”.

Questa è esattamente la storia che ho raccontato nel mio libro Un viaggio che non promettiamo breve. 25 anni di lotte No Tav (Einaudi, 2016).
Nel frattempo gli anni sono diventati ventisette. Ventisette anni che hanno profondamente trasformato la Val di Susa e chi ci vive. Ventisette anni di storia che è imperativo conoscere.
Perché, a dispetto di tutto e contro ogni apparenza, il movimento No Tav sta vincendo.
Sta vincendo, e nasconderlo è sempre più difficile.
Sta vincendo per tutte e tutti noi, e questa vittoria può insegnarci molto.
Non ultimo, può insegnarci a riconoscere, accreditare, valorizzare altre vittorie delle quali non ci accorgiamo.
Perché in Italia si lotta, e a volte si vince.
È anche per nascondere questo che vi parlano ossessivamente di «clandestini», «degrado» e altri diversivi.
Spazziamo via i diversivi e parliamo delle lotte.
Leggi anche

Torino-Lione: lavori per la nuova linea, disagi su quella esistente
Dal 12 settembre al 9 ottobre stop ai collegamenti ferroviari tra Chambéry e Modane. In Valle di Susa lavori e modifiche alla circolazione sulla linea storica. Intanto, sul versante francese, si costruisce l’interconnessione con la nuova Torino-Lione. Per quasi un mese spostarsi in treno tra Italia e Francia sarà più complicato. Infatti, dal 12 settembre al […]

A 1.800 metri sottoterra, l’incendio smentisce la favola della sicurezza TELT
Lunedì 7 settembre, intorno alle 14, un incendio è divampato in una galleria di accesso al tunnel di base della Torino-Lione, a Saint-Martin-de-la-Porte, in Maurienne. Dentro la galleria, a circa 1.800 metri sottoterra, c’erano 79 lavoratori. Il fuoco è stato domato intorno alle 16 e l’evacuazione dei lavoratori si è conclusa alle 17.30. Una persona è […]

PUNTO INFORMATIVO 15/09 ore 16 Arco di Augusto, Susa
Martedì 15 settembre 2026, alle ore 17.00, presso il Castello di Adelaide, si terrà un incontro pubblico dedicato alla presentazione da parte dei tecnici di TELT del progetto esecutivo relativo agli interventi che interesseranno la mobilità sul territorio di Susa. L’incontro sarà pubblico ma a numero chiuso a discrezione dell’amministrazione. Invitiamo la popolazione a venire […]

Verso la marcia popolare No Tav del 3 ottobre
Aspettando la marcia popolare No Tav del 3 ottobre da S.Ambrogio ad Avigliana, condividiamo i primi appuntamenti informativi che la precederanno! Vi aspettiamo numerosi e numerose • Sabato 12 settembre, dalle h.15 alle h.18 a Rivoli troverete un banchetto informativo in Piazza Martiri • Martedì 15 settembre, alle h.21 a Rivalta di terrà un’assemblea informativa […]

Oltre la propaganda dei partiti, la valle torna in marcia
Il 3 ottobre il Movimento No Tav torna in piazza, da Sant’Ambrogio ad Avigliana, contro la realizzazione della tratta nazionale. Molte assemblee e iniziative sono in programma in tutta la Valle nei prossimi giorni: importanti tappe di avvicinamento a una mobilitazione che coinvolge un territorio sempre più esteso, colpito o destinato a essere colpito dagli […]

di