
C’era una volta un platano – Storie di Valle
Il 14 maggio 2024, a Bussoleno, una segnaletica comparsa improvvisamente in Lungo Dora ha annunciato la chiusura al traffico del viale per consentire l’avvio dei lavori di abbattimento di nove platani. L’avviso, installato il venerdì per il lunedì successivo, senza alcun reale preavviso alla popolazione, ha suscitato una reazione immediata: fin dalle prime ore del mattino, una cinquantina di persone si è riunita in presidio con l’intenzione di impedire il taglio degli alberi.
Solo in tarda mattinata, mentre il presidio iniziava a sciogliersi, sono arrivati gli operai della ditta incaricata, pronti a intervenire. La presenza ancora significativa di cittadini e cittadine ha però portato a un rapido dietrofront: nel giro di mezz’ora le attrezzature sono state ricaricate e i lavori sospesi.

Da quell’episodio è nato il Comitato “Salviamo i Platani di Lungo Dora”, che ha avviato un presidio informativo rivolto alla cittadinanza per fare chiarezza su un progetto, quello elaborato da Aipo per l’argine della Dora, rimasto fino a quel momento sostanzialmente opaco nei suoi contenuti e nelle sue ricadute concrete sul territorio. Il piano, nella sua versione iniziale, prevedeva un intervento pesantemente invasivo di rifacimento dell’argine, con la costruzione di un muro alto circa due metri e di una soletta sotto il livello stradale: un’opera che avrebbe compromesso in modo significativo l’apparato radicale degli alberi, rendendone di fatto inevitabile l’abbattimento.
Approfondendo la documentazione tecnica, è emerso inoltre come la relazione fitosanitaria fornita al Comune indicasse solo tre esemplari su nove come potenzialmente pericolosi e dunque da abbattere. Un dato che ha messo in evidenza la sproporzione tra le criticità rilevate e l’intervento previsto, sollevando interrogativi sulle scelte operate dall’amministrazione e sugli indirizzi seguiti nella gestione del progetto. Parallelamente è stata avviata una raccolta firme diffusa sul territorio, che in breve tempo ha superato le mille adesioni.
Durante i mesi estivi sono proseguite le iniziative di informazione e pressione nei confronti dell’amministrazione comunale, con l’obiettivo di rimettere in discussione il progetto e aprire un confronto pubblico fino a quel momento assente. Tra queste, l’interpellanza urgente presentata dalla consigliera di minoranza Nicoletta Dosio nel consiglio comunale del 20 giugno.
Il 5 agosto 2024 si è verificato un ulteriore episodio critico: una ditta è intervenuta senza preavviso con un cestello, operando tagli su alcuni rami di un platano in pieno stato vegetativo, in prossimità della torre medievale. L’intervento è avvenuto con auto parcheggiate sotto gli alberi ed è apparso riconducibile a una richiesta dei proprietari dell’edificio, confermando una gestione frammentata e poco trasparente del patrimonio arboreo.
Nel mese di settembre il Comitato ha inviato una lettera formale tramite PEC al sindaco e all’amministrazione comunale, consegnando le firme raccolte e avanzando tre richieste precise: una potatura adeguata e rispettosa della salute degli alberi, la riqualificazione complessiva dell’area di Lungo Dora Gastaldi e l’apertura di un confronto con l’amministrazione e Aipo per chiarire le ipotesi progettuali sul tratto fluviale interessato.
Un primo esito concreto è arrivato il 6 febbraio 2026, quando l’amministrazione ha convocato il Comitato per presentare una revisione del progetto Aipo. La nuova proposta è risultata significativamente meno impattante: ha previsto infatti l’installazione di paratie removibili da utilizzare in caso di piena lungo il muro già esistente, eliminando la necessità di intervenire in modo invasivo sull’argine e sul viale.
La modifica progettuale ha consentito di superare l’ipotesi di abbattimento totale degli alberi. In quella sede è stato raggiunto un accordo che ha previsto il taglio dei soli tre esemplari considerati più critici e la potatura, in tempi brevi, dei restanti platani. L’amministrazione si è inoltre impegnata alla ripiantumazione di nuovi alberi della stessa specie, sia in sostituzione di quelli abbattuti sia per reintegrare le assenze rispetto all’impianto originario.
Resta tuttavia evidente come l’impostazione iniziale dell’intervento, calata dall’alto e priva di un reale percorso di confronto con la popolazione, avrebbe prodotto un impatto ben più pesante sul territorio. Solo la mobilitazione diretta di cittadini e cittadine ha reso possibile aprire uno spazio di discussione e ottenere una revisione significativa del progetto.
La vicenda dei platani di Lungo Dora mostra, ancora una volta, come la pressione e la partecipazione attiva dal basso non rappresentino un ostacolo, ma uno strumento necessario per mettere in discussione scelte già definite e incidere concretamente sulle trasformazioni del territorio.
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