Caro PD: il problema non è il “tono”, è la Torino-Lione

Le parole di Paolo Foietta contro il Partito Democratico raccontano molto più di quanto forse lui stesso vorrebbe ammettere.
Per anni i sostenitori della Torino-Lione hanno provato a descrivere il Movimento No Tav come isolato, residuale e fuori dal tempo, mentre costruivano attorno all’opera una narrazione di consenso inevitabile e compatto. Oggi però, persino dentro il fronte da sempre favorevole al Tav, emergono contraddizioni, insofferenze e prese di distanza che mostrano tutta la difficoltà di continuare a difendere senza crepe un progetto sempre più contestato nei territori.
Foietta rimpiange la stagione dello scontro frontale, dei “toni muscolari”, delle contrapposizioni permanenti e degli incarichi pagati lautamente dai contribuenti. Ma forse il punto vero è un altro: quella stagione non è riuscita a costruire consenso attorno all’opera. Dopo decenni di propaganda, militarizzazione del territorio, repressione e promesse mancate, la Torino-Lione continua a non convincere ampie parti della Valle e sempre più amministratori locali.
Non è un caso che oggi anche amministratori e sindaci del PD mettano in discussione parti fondamentali del progetto, a partire dalla tratta Avigliana-Orbassano, definita da molti insostenibile economicamente e devastante dal punto di vista ambientale.
Fa sorridere allora che si parli di “nuovo approccio” e “dialogo”, salvo poi ribadire, come fa Jacopo Suppo (Sindaco di Condove e Vicesindaco in Città Metropolitana), che il tunnel di Chiomonte sarebbe ormai inevitabile. Più che un cambio di linea, sembra il tentativo di rendere più presentabile una scelta che continua a essere contestata da una parte significativa del territorio. Perché il punto resta sempre lo stesso: che valore ha il “dialogo” se si parte dal presupposto che l’opera si farà comunque?
Più o meno la stessa contraddizione che emerge dalle parole di Nadia Conticelli, Presidente Regionale del PD, quando invita a superare le “guerre ideologiche” ma contemporaneamente liquida come necessaria un’opera contestata da decenni da amministratori, tecnici, comitati e cittadini. Anche qui il problema non è il lessico più moderato: è continuare a chiamare “confronto” un processo in cui le decisioni sembrano già prese.
Un discorso simile vale anche per Bussoleno. Ridurre tutto a una questione di costi o di collocazione della stazione internazionale rischia ancora una volta di trattare la Valle come una semplice casella tecnica su cui spostare impatti e devastazione a seconda della convenienza del momento. Il problema non è se sacrificare Bussoleno invece di Susa o viceversa: il problema è continuare a imporre un modello che considera i territori soltanto come spazi da attraversare e trasformare contro il parere di chi li vive.
È significativo inoltre che vengano messi in discussione anche il metodo e gli strumenti con cui questi progetti vengono imposti ai territori: migliaia di pagine recapitate ai comuni con tempi impossibili per le osservazioni, organismi di “confronto” costruiti dall’alto e percorsi decisionali che continuano a escludere realmente le comunità locali.
Per questo il tentativo di ridurre tutto a una questione di comunicazione o di postura politica rischia di essere grottesco. Il problema non è se il PD oggi usi parole più morbide rispetto al passato. Il problema è che la Torino-Lione continua a essere un’opera priva di consenso reale, dai costi enormi e dagli impatti devastanti.
E soprattutto resta irrisolta la domanda fondamentale: se quest’opera è davvero così utile e condivisa, perché da oltre trent’anni deve essere imposta attraverso commissariamenti, militarizzazione, repressione e continue forzature istituzionali?
Le contraddizioni che oggi emergono dentro il fronte favorevole all’opera non nascono dal nulla. Nascono dal fatto che la realtà è più forte della propaganda.
Ed è proprio questa realtà che il Movimento No Tav continua a portare avanti, da oltre trent’anni, insieme a chi in Valle difende territorio, salute, risorse pubbliche e diritto delle comunità a decidere del proprio futuro.
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