Capodanno in Clarea: il racconto di Nicoletta
Appuntamento in Clarea per salutare l’anno di lotta che viene. A Giaglione c’ è la digos ad attenderci: qualcuno viene fermato ed identificato. La notte è gelida, il cielo terso; il bosco amico tace, sotto le stelle lontanissime, fredde. Abbiamo lasciato le cene consolatrici per venire qui, al luogo della nostra rabbia, della memoria che non si arrende. Ricordi, che sembrano di un secolo fa, ma sono di ieri.
Il primo brindisi alla baita appena ultimata; arrivammo dalla Maddalena, per la strada che ancora esisteva, tra la neve alta, accompagnati dalle costellazioni che ci indicavano il cammino. Così ebbe inizio il 2011; in quel brindisi prevedemmo il futuro, ma la realtà fu superiore all’immaginazione. Capodanno 2012. Ancora alla baita, Ma la Maddalena è ormai in mani nemiche; il nostro brindisi non immagina la caduta di Luca dal traliccio: ancora vivono gli antichi castagni, respira il bosco di betulle e le casette sugli alberi ci proteggono dall’alto. Capodanno 2013: brindiamo alla lotta, al di là di reti, muri e cancelli. La piccola baita , ormai irraggiungibile, apre su di noi occhi vuoti; animali, alberi , prati , tutto è cancellato da un inferno di ferro e cemento, in cui si aggirano macchine e figure armate, la notte è neutralizzata dai fari perennemente accesi.
Ma oggi non arriviamo neppure in prossimità delle reti, perchè gli uomini in armi ci attendono ben prima del ponte di Clarea, le torri faro puntate sul sentiero, scudi, bagliore di caschi, manganelli branditi. Il numero è impari: noi un centinaio loro almeno trecento, schierati davanti a noi, lungo il torrente, in alto al margine dl bosco. Arroganza e indignazione si fronteggiano: alle nostre buone ragioni oppongono battute irritanti o silenzio minaccioso. A mezzanotte qualcuno stappa lo spumante ( vino amaro, gelido come il vento che spira dal cantiere) si accende qualche fuoco d’artificio, si alzano slogan. Quando ormai ce ne stiamo andando, in modo del tutto immotivato parte la carica: un fermo (con immediato rilascio) e manganellate, compagne buttate a terra, una testa rotta, occhiali spaccati…la storia di sempre, ma sempre più intollerabile.
Il sentiero del ritorno sembra più buio dopo le luci accecanti del cantiere; ognuno tace assorto nei propri pensieri. Ecco le prime case di Giaglione, immerse nel sonno, la piazza da cui si parte e si torna insieme.
L’alba sembra ancora lontana, ma i volti cari e le voci amiche dei nostri compagni di vita e di lotta ci dicono che presto sorgerà ad accarezzare il mondo con le sue dita di rosa. a far rifiorire la terra.
Nicoletta
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