
BUSSOLENO FELETTI LUCA UNA CASA CON FUTURA VISTA CANTIERE
Dopo le movimentate settimane passate a Bussoleno si parla e si discute ancora di futuri cantieri, progetti possibili iniziative. Incontriamo Luca, cittadino di Bussoleno che abita a pochi metri dalla futura area di cantiere dell’Isolabella. In questa zona al confine tra gli abitati di Bussoleno e Foresto dal nuovo progetto è prevista l’installazione di un’area di carico dello smarino di risulta degli scavi del tunnel di base della futura Torino Lione. Paradosso di questa situazione è che i materiali di scavo per la costruzione di una nuova ferrovia verranno spostati usando la ferrovia esistente. Ferrovia storica definita inadeguata a sopportare i futuri flussi del trasporto merci tra Italia e Francia ma adeguati a quanto pare per sopportare il transito di milioni di metri cubi di terre di scavo. Diamo quindi voce ai veri protagonisti di questa storia, gli abitanti della valle di Susa, coloro che indipendentemente dal credo politico, dall’essere favorevoli o meno a questo progetto dovranno vedere la loro terra distrutta e la loro vita messa in pericolo e compromessa.
Ciao Luca, parlaci di te, come ti chiami, dove vivi e cosa fai nella tua vita?
Mi chiamo Luca Feletti, ho quarantun anni e vivo da sempre a Bussoleno, per la precisione a Foresto (… ci tengo). Abito in Strada Susa con mia moglie. Di mestiere faccio l’ingegnere, mi occupo di elettrotecnica e di elettronica. Dedico il tempo libero all’attività di radioamatore, a qualche salutare passeggiata sulle nostre montagne e ai lavoretti di manutenzione che una casa richiede sempre.
In che modo sei coinvolto dal nuovo progetto di linea ferroviaria ad alta velocità Torino Lione?
Pur non possedendo terreni o fondi all’interno delle possibili aree di cantiere, abito in vicinanza di un’area in cui è previsto un eventuale deposito di smarino localizzato in zona Isolabella – Santa Petronilla.
Come hai saputo di questa “minaccia”- problema?
Da diverso tempo in internet ci sono informazioni in merito, comprese le planimetrie estratte dai progetti presentati da LTF. Il movimento NO TAV e il gruppo consiliare “Bussoleno provaci” hanno ora dato la giusta rilevanza alla questione coinvolgendo la popolazione.
Da dove ricevi solitamente le informazioni che riguardano questo problema?
Nel tempo ho cercato di selezionare i canali da cui attingere informazioni. Aumentando la conoscenza del problema TAV ho, poi, imparato a distinguere i canali propagandistici da quelli che producono informazione corretta.
Credo sia importante rifarsi ai documenti che stanno all’origine delle notizie e non fermarsi a queste ultime, così come ci vengono proposte dai TG o da alcuni quotidiani. Devo dire che i siti NO TAV riportano quasi sempre i collegamenti ai documenti ufficiali che stanno alla base della notizia del momento: consultandoli si riesce, sovente, a capire che quello che ci viene proposto come notizia è, in realtà, affetto da propaganda di parte; mi riferisco alla parte che sostiene il TAV.
In ogni caso, anche i siti internet di alcuni quotidiani riportano informazioni corrette alle quali non guasta buttare un occhio.
Oggi dopo anni in ogni caso sei una persona che conosce questo progetto e le relative critiche che gli sono state mosse, cosa ne pensi? Che giudizio dai?
Devo dire che le critiche che vengono mosse a questo progetto possono vantare supporti di autorevolezza incontestabile.
Le verbose, tesi a sostegno dell’opera, che mai entrano nel merito tecnico della questione, numeri alla mano (scusate, ma per mestiere sono affezionato ai numeri) vengono confutate da dati, calcoli, ragionamenti costruiti su basi oggettive che evidenziano quanto il TAV sia inutile, dannoso e controproducente per il bene del paese.
Vivi in un territorio e per questo territorio lo stato italiano nei suoi vari livelli di governo e amministrazione propone una nuova ferrovia. Tu come cittadino invece cosa pensi?
A onor del vero, devo premettere che non sono un attivista NO TAV. Partecipo ad alcune manifestazioni, ma non a tutte. Da questo punto di vista credo di essere un Valsusino “medio”, che si è formato un’idea di assoluta contrarietà all’opera a seguito di una progressiva acquisizione di informazioni, senza far parte della storia del movimento NO TAV.
Diversi anni fa, non ero contrario “per principio” all’opera.
Provengo da una famiglia di ferrovieri e devo molto al lavoro dei miei famigliari.
Ho sempre ritenuto, e lo ritengo anche oggi, che la ferrovia sia un valido mezzo di trasporto: inquina poco, permette di movimentare grandi carichi con vettori di ridotto volume e, nel caso di trasporto passeggeri, non è individualista, ma ricostruisce la metafora della società; si parte insieme, si condivide un tratto di cammino e, se durante il viaggio, si scambiano due parole con il vicino di posto ci si arricchisce umanamente.
Ma tutto questo, noi, in Val di Susa, ce l’abbiamo già e lo usiamo poco, pochissimo anzi. Credo, allora, che non abbia senso costruire un’altra ferrovia per trasportare merci che, di fatto, non ci sono o per far arrivare un po’ prima a Parigi qualche passeggero.
Nel nostro paese, oltre a vasti territori a rischio idrogeologico, abbiamo scuole fatiscenti, si pensa di chiudere alcuni ospedali ed investiamo pochissimo nella ricerca scientifica.
Se i nostri studenti devono rischiare la vita per studiare; se, quando stiamo male, abbiamo strutture sanitarie che faticano ad assicurare un servizio efficiente nonostante il grande impegno profuso da tanti bravi medici; se molti nostri ricercatori vanno all’estero per portare avanti le proprie idee, e là ci riescono molto spesso con risultati di eccellenza, pensiamo davvero che il progresso del nostro paese si ottenga facendo un buco in una montagna per far passare un treno in una valle in cui c’è già una ferrovia sottoutilizzata, due statali, un’autostrada e un fiume il cui alveo non aspetterebbe altro di essere pulito per ridurre il rischi di esondazione ?
Bisognerebbe, invece, avere la forza di fare un salto mentale ed affrancarci dalla schiavitù che ci viene imposta da chi, col cemento, l’asfalto e lo sfruttamento indiscriminato del territorio, si è sempre arricchito.
Se anziché per la stazione internazionale di Susa, lo stato decidesse di investire gli stessi soldi, o anche di più, per la realizzazione, magari proprio nella nostra valle, di un’opera che sarebbe di sicuro impatto mondiale, come ad esempio un centro per la ricerca oncologica, o per la cura delle malattie rare o per lo studio di fonti energetiche alternative , credo che la maggioranza dei Valsusini sarebbe favorevole.
Cosa pensi dell’amministrazione comunale di Bussoleno? Ti ha aiutato a capire meglio il problema? Pensi che stia facendo tutto il possibile per difendere questo territorio e la vita-salute dei suoi cittadini?
Che abbia fatto troppo poco, che dovrebbe sentire il dovere morale di fare di più e rendersi conto che sono gli amministratori a servizio dei cittadini, non il contrario.
Se, come dice, ha ottenuto risultati positivi nei tavoli tecnici a cui dice di aver partecipato, condivida il successo ottenuto con la popolazione, senza temere il confronto.
Sarebbe bello ed auspicabile incontrare gli amministratori lungo le strade del paese e negli esercizi pubblici, in modo che potesse rinascere, o almeno, rafforzarsi il sentimento di comunità “politica” fra i Bussolenesi.
Spero, comunque, che, opportunamente stimolata, trovi ancora il modo di farlo.
Cosa vuoi di dire ai tuoi concittadini che con te dividono questo problema?
Di dedicare del tempio a conoscere il problema, serenamente, ma con determinazione acquisendo informazioni tramite il confronto e lo scambio di idee. Una collettività che ragiona è più difficile da raggirare.
Cosa vuoi dire ai cittadini italiani che finanzieranno per decenni indebitandosi quest’opera?
Che la nostra opposizione va anche a beneficio loro e dei loro figli.
Che non siamo montanari ignoranti, come non lo erano i valligiani del Vajont.
Che il nostro paese non è isolato dal mondo come vogliono farci credere i sostenitori dell’opera.
Che nel campo scientifico alcune persone, utilizzando il proprio cervello, stanno scoprendo cose meravigliose che, se gli stati vorranno supportare adeguatamente dal punto di vista economico, ci permetteranno di sconfiggere delle malattie, di prevedere calamità naturali e ridurre l’entità dei conseguenti disastri. A fronte di tutto ciò, non pensiamo di poter pretendere dallo stato qualcosa di meglio che un’opera inutile, devastante e che richiederà, comunque, a tutti gli Italiani enormi sacrifici economici ?
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