
“Binario morto”: Lisbona-Kiev, i fantasmi dell’Alta velocità europea
Il grande corridoio ferroviario continentale è un’illusione a cui solo l’Italia continua a credere. La porta d’ingresso dovrebbe essere il Portagallo che però ha i conti pubblici ormai troppo fuori controllo per investire nelle infrastrutture. Il libro di Andrea De Benedetti e Luca Rastello, edito da Chiarelettere, è un viaggio nell’Alta velocità che non c’è. Ve ne anticipiamo un capitolo
di Redazione Il Fatto Quotidiano | 23 marzo 2013 – Le cifre portoghesi offrono una chiave per leggere uno dei temi più importanti del dibattito sull’Alta velocità e sui grandi corridoi infrastrutturali europee. Perché il dibattito sulle grandi opere viarie, a Bruxelles come in Italia, è sempre condizionato dall’eco di grandi previsioni disattese e di altrettanto grandi promesse a lunga scadenza: opere che andranno in esercizio fra il 2030 e il 2050, costi abbattuti nell’arco di decenni, rientri economici – spesso mirabolanti – previsti ben oltre la metà del secolo appena iniziato. Di che cosa ci parla, allora, il Portogallo? Di 16,7 miliardi di disavanzo accumulato, tra il 2000 e il 2010, per gli enti statali che si occupano di trasporti e infrastrutture; di 23 miliardi di deficit previsto per il 2015 in caso di mancata riduzione dei costi, di cui 2,5 miliardi di passivo a carico della sola Cp (Comboios de Portugal), la compagnia ferroviaria di Stato; e poi di un’offerta di passeggeri per chilometro quattro volte superiore alla domanda effettiva. Bastava leggere quelle pagine per conoscere in anticipo il finale del film.
Il Portogallo non ha alcuna intenzione né possibilità – almeno fino a quando rimarrà in vigore il programma di aiuti europei – di assumere impegni nella realizzazione di nuove infrastrutture, essendo quelle esistenti in perdita e sovradimensionate rispetto alla domanda. Due treni giornalieri per Maastricht bastano e avanzano. Dunque il corridoio rimarrà senza ingresso principale: niente pilastri di granito all’entrata, niente frontone neoclassico; solo entrate di servizio, anticamere con affaccio obliquo su un progetto di cui oggi, 3 aprile 2012, non si vedono l’inizio né la fine. Diversi chilometri più a est di Santa Apolónia sorge una quinta stazione, la Estaçao do Oriente, tutta scale mobili, tensostrutture e centri commerciali, adagiata in mezzo al quartiere dell’Expo. Nella sua prosopopea architettonica anche la Estaçao do Oriente appare invecchiata, scheletrica, come tutti gli organismi nelle cui vene scorre meno linfa del necessario.
Dopo l’esposizione universale del 1998, l’organizzazione degli Europei del 2004 (sfilata alla Spagna) e l’ascesa di Durao Barroso alla guida della Commissione europea, si è dato per scontato che il paese avesse ormai acquisito un livello di autonomia, dinamismo, benessere e reputazione internazionale tale da non richiedere scossoni né aiuti da parte di chicchessia. Invece è un paese che oggi non ha la forza, il denaro e neppure la convinzione strategica per posare circa 300 chilometri di binari tra Lisbona e il confine con la Spagna. Trecento chilometri sostanzialmente piatti, senza metropoli da evitare o attraversare né montagne da perforare, che in tutto sarebbero costati poco più dei 68 chilometri del tratto italiano della Torino-Lione (2,4 contro 2,2 miliardi di euro, tunnel di base ovviamente escluso), ma che in un orizzonte economico a breve-medio termine, quello del 2015, non avrebbero portato alcun beneficio al paese e anzi ne avrebbero prostrato in maniera definitiva le già provate casse.
Per il Portogallo il 2015 è un terminus ante quem, e l’anno che segna la cesura tra la fine dell’attuale legislatura e l’inizio della successiva, è la frontiera più estrema a cui sono riusciti a spingersi gli autori del Pet nell’elaborare il documento e nel formulare le loro previsioni. Oltre, c’è un abisso su cui non hanno osato sporgersi, tale è la vertigine che suscita il futuro, questo futuro. Per l’Italia, invece, il 2015 è domani. Anzi, oggi. Nel rapporto sull’Analisi costi-benefici dell’Osservatorio Torino-Lione leggiamo, infatti, che i lavori cominceranno nel 2014, termineranno (se tutto andrà bene) nel 2035 e inizieranno a produrre benefici nel 2073. Il problema è che 61 anni non sono un tempo da economisti o banchieri, ma da futurologi, scrittori di fantascienza, astrologi, profeti.
Allo stato attuale di veloce in Portogallo esiste, anzi resiste, solo la linea Braga-Faro, ma stiamo parlando di un treno in servizio da quasi 15 anni – l’Alfa Pendular, cugino di primo grado del nostro Pendolino – che prima di Lisbona non si spinge oltre i 160 chilometri all’ora e in certi tratti viaggia più lento di un tram. Di fatto, l’unico tratto in cui l’Alfa Pendular può superare – ma senza esagerare – i 200 chilometri all’ora è quello tra Lisbona e Faro. Prima, è un treno come tutti gli altri, anzi peggio perché va lento uguale, ma costa di più.
di Andrea De Benedetti e Luca Rastello
Leggi anche

I Sì Tav scendono in piazza: una vittoria No Tav
Doveva essere la risposta del fronte Sì Tav. La dimostrazione che, nonostante anni di cantieri, proteste e contestazioni, attorno alla Torino-Lione esistesse un consenso ampio e capace di mobilitarsi. Eppure ieri a Torino, si sono presentate forse 200 persone, pure secondo la Digos. Boni, probabilmente rimandato più volte in matematica nella sua carriera scolastica, ne […]

Tav: l’Europa concede la scadenza al 2027. In Regione, Cirio prova “democraticamente” a chiudere il dibattito
Da una parte c’è un’opera che, a sentire la politica piemontese (e non solo) sarebbe ormai fatta, finanziata, appaltata e addirittura prossima al traguardo. Dall’altra ci sono i cantieri, i cronoprogrammi e le scadenze europee, che continuano a raccontare una storia diversa. È questo il paradosso emerso il 16 settembre, durante la seduta straordinaria del […]

Noi, loro e gli altri: tra propaganda, falsità e non detti (VIDEO)
Ieri pomeriggio, martedì 15 settembre, si è tenuto l’incontro “pubblico” di TELT con la cittadinanza, a Susa presso il Castello Adelaide. Le virgolette attorno alla parola pubblico si rendono necessarie visti gli innumerevoli filtri da superare per raggiungere suddetto incontro. Accredito obbligatorio, superamento di cordone di polizia e digos, sette liste diverse da cui essere […]

08/08 Corteo No Ponte: chiudere la Strettodimessina SPA (VIDEO)
Ieri, 8 agosto, una delegazione di No tav ha partecipato al corteo No Ponte che si è svolto all’interno di tre giorni di mobilitazione e campeggio a Messina dal 7 al 9 agosto. Come Movimento, da sempre, siamo vicini alla lotta conttro il ponte sullo stretto di Messina, per le stesse identiche ragioni per cui […]

PRESIDIO DI SOLIDARIETÀ AL CARCERE DELLE VALLETTE: MERCOLEDÌ 5 AGOSTO ORE 18.30
Mercoledì 29 luglio, i due giovanissimi attivisti tedeschi arrestati per la straordinaria manifestazione del 25 luglio al cantiere di Chiomonte, hanno ricevuto la convalida della misura cautelare in carcere. I capi d’imputazione sono devastazione, lesioni aggravate e resistenza a pubblico ufficiale. I due giovani (un ragazzo e una ragazza) sono stati fermati a seguito di […]
