
‘inchiesta sul pestaggio dei notav
(Alinews) – Torino 12 Feb – Mentre la Procura deve accettare l’ordinanza del Gip che ha disposto la scarcerazione dei due No Tav arrestati venerdì notte dopo gli scontri al cantiere di Chiomonte, gli avvocati del “legal team” No Tav si chiedono che fine ha fatto il “dossier hunter”. Poco meno di un anno fa, il 26 marzo del 2012, in una conferenza stampa, il movimento No Tav mostrò alcune immagini shoccanti che non erano mai circolate prima. Nelle sequenze, si vedevano due dei cinque fermati durante gli scontri del 3 luglio 2011 intorno al cantiere, mentre venivano malmenati dalle forze dell’ordine, in particolare, da alcuni carabinieri del reparto scelto dei “cacciatori”. I due manifestanti, due anarchici modenesi, salvatore Soru e Roberto Nadalini non erano certo andati in valle di Susa a fare i pacifisti, ma in quel momento erano in stato di fermo e sotto la custodia della polizia che li aveva catturati durante una delle cariche nei boschi; cariche per respingere i No Tav che da ore bersagliavano le forze dell’ordine con una quantità incredibile di pietre e altri oggetti. Invece, Digos e reparto mobile lasciano che i carabinieri di questo reparto, che operava a Chiomonte con compiti di osservazione e perlustrazione, colpiscano i fermati con calci e soprattutto con bastoni, che nelle foto appaiono sporchi di sangue. In una immagine si coglie chiaramente sul braccio di un carabiniere il testo di un tatuaggio che riporta una frase di una lettera di San Paolo. Altri particolari avrebbero permesso l’identificazione degli agenti che hanno partecipato al pestaggio. I due furono medicati dallo stesso personale della polizia e poi inviati al Cto.
Solo a settembre, in mancanza di un procedimento d’ufficio, Soru e Nadalini sporgono denuncia assistiti dall’avvocato Claudio Novaro. La Procura apre un fascicolo, ma, anche dopo gli arresti dei No Tav per gli stessi scontri del 3 luglio, cioè nel gennaio 2012, non ci sono sviluppi.
L’avvocato Novaro svolge, allora, alcune indagini difensive. Chiede di interrogare alcuni testi delle forze dell’ordine presso il suo studio, ma non si presenta nessuno. Chiede al Gip un incidente probatorio ma gli viene risposto che in mancanza di indiziati noti non è possibile. Poi, vengono invece ascoltati i poliziotti che hanno arrestato i due, in due interrogatori per indagini difensive di fronte ai Pm Pedrotta e Quaglino. Due incontri di un’ora e mezza che non portano risultati. Infine, a settembre, viene sentito presso la Procura il capo della Digos, anche qui senza particolari risultati. L’avvocato chiede i ruoli di servizio alla polizia e ai carabinieri che rifiutano. Si deve ottenere un sequestro da parte dei Pm. L’avvocato rimanda gli atti al Gip, con le richieste della documentazione di ordine pubblico che riguardano quella giornata. Il Gip prima chiede di riformulare la richiesta e poi respinge. Non si riesce a conoscere l’identità di chi aveva in custodia i due fermati e di chi li ha percossi. Ma per tre carabinieri sembra ci siano sufficienti identificativi.
Pochi mesi fa, viene rivolta una nuova istanza ai Pm per sapere a che punto è l’indagine. Si viene a sapere che la indagini della Procura sono ancora in corso, dopo quasi un anno e mezzo dai fatti.
Mb/Mb
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