ALLO ZOO DI CHIOMONTE
di Simonetta Zandri
E’ diventato ormai un rituale abituale, una tappa turistica alla quale, se non fosse per l’alta pericolosità degli animali in gabbia, parteciperebbero volentieri anche scolaresche. Sto parlando della visita obbligata alla gabbia di Chiomonte, quella che contiene animali strani con pelo diverso, chi blu, chi nero, chi con colori che mimetizzano di più, di recente anche strani animali con penna nera molto contestata, ma tutti accomunati da una comune caratteristica: sanno essere aggressivi e molto pericolosi nonostante la pesante gabbia. Non hanno un nome, io li chiamerei VISCIDUS ATTIVI. Questi bipedi di umano sembrano avere ben poco, come dimostrato da alcuni tentativi effettuati da attivisti NO TAV o da semplici curiosi di trovare un linguaggio comune e quindi comunicare. A noi umani piace molto, si sa, comunicare. Normalmente usiamo le paro le più semplici per spiegare le nostre ragioni. Eppure anche queste sembrano non essere comprese da questi bipedi. Ad alcuni tentativi di dialogo hanno risposto quasi sempre con versi strani, interpretati da noi come parole tipo “zoccola”, “ricchione”, “zitto zecca di merda”. Da questo abuso di suoni contenenti la Zeta è quindi nata, forse, l’ispirazione per il cartello più apprezzato del campeggio, quello che indica il percorso per la visita allo ZOO, così come il tentativo di semplificare la comunicazione (dato che sembrano non comprendere le parole) usando i suoni, battendo quindi ritmicamente sulla ringhiera. Tentativo fallito, la risposta è sempre la stessa. Ma nonostante questi suoni fastidiosi emessi dalle strane creature in gabbia, i tanti pellegrini, colpiti da solidarietà , hanno più volte tentato di liberarli e permettere loro di uscire, per poter avere finalmente una vita normale, inserendosi in un adeguato contesto sociale ricco di valori e prospettive, quello NO TAV, appunto. Ma per qualche ragione a noi ancora oscura questi animali preferiscono restare in quella gabbia, che li fa sentire al sicuro (ipotesi), magari perchè oltre a cibo pre-confezionato vengono forniti di giocattoli con i quali si dilettano quotidianamente, nonostante la pericolosità e la tossicità (che gli è stata spiegata anche dal Prof. Massimo Zucchetti ). Preferendo la gabbia assaltano chiunque tenti di liberarli, spesso lo fanno usando male le armi che gli sono state consegnate come giocattolo. Potrebbero limitarsi ad allontanare i liberatori con il gas, ma usano i contenitori del gas come proiettili e li sparano mirando al volto dei “liberatori”. Si presume che vengano premiati ogni qual volta riescano a colpire i liberatori, perchè l’uso di queste aggressioni violente sembra essere in aumento. Anche per questo, forse, noi lo chiamiamo ABUSO.
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