
Alberto Cirio, ‘t ses passà da Cavour?
Forse l’aria di primavera, forse il bisogno di un minimo di visibilità, ma per Alberto Cirio, presidente della Regione Piemonte, sembra impossibile non pensare al movimento No Tav, anche durante anniversari di opere storiche. Vorremmo poter dire che per noi è lo stesso, ma per fortuna non è così.
Al 160esimo anniversario del Canale Cavour a Chivasso, Cirio si concentra più sui comitati del No che sull’evento stesso. La sua uscita è ormai nota: “Oggi io porterei qui a festeggiare innanzitutto il comitato No Tav, così lo togliamo dalle nostre montagne”.
Afferma che avrebbe voluto portarci là per toglierci dalle montagne e dare un po’ di respiro ai militari e alle forze dell’ordine che occupano la valle a difesa di cantieri vuoti. Noi, da parte nostra, avremmo sicuramente accettato l’invito: non ci tiriamo mai indietro nei momenti di confronto.
A differenza sua e della sua Giunta, però, non pervenuti su più fronti.
Infatti, mentre Cirio pensa ai No Tav, la Giunta diserta la Commissione Sanità dedicata al rinnovo del contratto della sanità privata accreditata. I consiglieri regionali parlano di “disinteresse inaccettabile verso i lavoratori” e ricordano che i dipendenti del comparto sono in sciopero, perdendo giorni di stipendio. Il Piemonte, per ammissione degli stessi sindacati, è il fanalino di coda del centro-nord. Soltanto un anno fa gli assessori Marrone e Riboldi sbandieravano particolare interesse; oggi, nemmeno l’ombra.
Ma non finisce qui.
Perché mentre Cirio si esercita in uscite provocatorie, a Palazzo Lascaris succede qualcosa di ben più concreto – e imbarazzante per lui. Il Consiglio regionale si riunisce per discutere il rimpasto di Giunta seguito alle dimissioni di Elena Chiorino, travolta dall’affaire Bisteccheria che ha fatto tremare anche il governo. E il presidente? Ancora una volta assente. Non pervenuto.
Nonostante le opposizioni non ci stiano, parlando di scarso senso delle istituzioni, stufe di sentir evocare il nonno partigiano per poi vedere pesantissime deleghe affidate a Marrone, l’anima più nera della Giunta, ormai è sempre più evidente che non è Cirio a decidere le deleghe, ma i vertici nazionali di Fratelli d’Italia. Il presidente sarebbe un semplice esecutore, un convitato di pietra nel suo stesso esecutivo.
Magari, prima di fare da guida turistica, provi a passare in Valle di Susa per un confronto vero, di persona. Proprio lì, dove i cantieri sono vuoti e le sue promesse – come quelle sulla sanità o sulla trasparenza – restano carta straccia. Ci verrebbe da dire al buon Cirio di fare anche un ripassino di storia: il Canale Cavour serviva a portare acqua alle coltivazioni, mentre il Presidente della Regione Piemonte, in Val di Susa, lascia che i terreni agricoli vengano espropriati da Telt per renderli una colata di cemento e smarino, farà togliere a Smat ben 7 pozzi d’acqua sulla tratta in Bassa Valle, senza esprimere nessuna preoccupazione verso agricoltori e allevatori.
Cirio porti risposte. Perché un presidente che stuzzica, provoca e poi sparisce – dalla sanità, dal Consiglio, dal confronto – è solo “non pervenuto” di lusso.
Per fortuna l’idioma locale ha un suo detto per chi si monta la testa e non fa altro che esprimere boria, senza alcuna sostanza.
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