Abbiamo la ragione e la forza
Un contributo del Collettivo Giovani No Tav
Nella giornata di ieri, 30 ottobre, abbiamo partecipato allo sciopero generale che ha coinvolto moltissime città in tutta Italia. Come ha ricordato in piazza Nicoletta Dosio, intervenendo a chiusura della manifestazione che ha occupato l’ingresso della tangenziale e dell’autostrada, il valore di queste mobilitazioni affonda le radici nella forza collettiva e nella volontà di cambiare la società.
Avevamo la ragione e la forza. La forza ci era stata sottratta poi.
Oggi dico che abbiamo la ragione e la forza.
Nonostante gli iniziali tentativi delle forze dell’ordine di spezzare il corteo, la mattina della giornata ha visto centomila persone che con determinazione hanno inondato le strade del centro e di Barriera di Milano, paralizzando metà Torino e la tangenziale per urlare a gran voce la necessità di una vita bella e di un futuro dignitoso.

Un dato importante delle piazze di questa mattina è la composizione eterogenea e trasversale: nonostante la repressione delle scorse settimane, la precettazione del sciopero ai danni di lavoratori e lavoratrici dei trasporti e le vocine minacciose di media ed esponenti di governo, abbiamo visto migliaia di giovani e non giovani, studenti, lavoratori e precari riversarsi nelle strade per bloccare tutto.
Il corteo si è poi spostato in Piazza Castello, dove la polizia ha caricato e azionato l’idrante sulla piazza, senza tuttavia intimorire le persone che hanno concluso questa partecipatissima mattinata di lotta al Campus Einaudi occupato, con successivo appuntamento alle ore 18 per continuare lo sciopero.
Proprio dal Campus occupato, è partito il secondo corteo, direttosi verso Piazza Castello. Ancora una volta, in migliaia per le vie del centro di Torino il corteo ha paralizzato la città. Esattamente come la mattina, la composizione è stata trasversale e la risposta delle forze dell’ordine non ha tardato: cariche a freddo in Via Roma e fitto lancio di lacrimogeni in Piazza Castello. Il tutto è terminato in Piazza Vittorio con la promessa di continuare le mobilitazioni.

Il segnale che leggiamo da questa intensa giornata di lotta e da quelle delle scorse settimane è quello che la rabbia di ampi settori della società, stremata dal carovita, dai continui tagli ai servizi pubblici a favore del riarmo, in vista di un’assurda guerra che vorrebbero farci combattere, ha ormai superato la soglia di tolleranza. Ce lo dimostrano le migliaia di persone scese in piazza oggi e negli scorsi giorni, che stanno sintetizzando questainedita stagione di lotta in un nuovo movimento col potenziale di essere ancora più incisivo di quelli nati negli scorsi anni. Le rivendicazioni sono molteplici quanto chiare: le dimissioni del governo Meloni, lo stop al riarmo e a tutte le istanze associate ad esso, tra le quali primeggiano la costruzione di nuovi data center, le collaborazioni dell’industria bellica con le università e le scuole, e tutte le infrastrutture, tra cui il Tav, collegate ad esso. Inoltre, come da sempre, la solidarietà verso il popolo palestinese rimane un punto saldo.
La reazione del governo a tutto ciò è stata quella che ha sempre avuto ad istanze simili: militarizzazione permanente, istituzione di nuovi reati e violenta repressione poliziesca.
Nonostante questo clima, da Torino alla Val Susa continueremo a scendere in piazza fianco a fianco per ribadire il nostro dissenso.

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