A passo di danza: si scrive Smat, si legge Telt

Di recente nei terreni dietro al presidio No Tav Sole e Baleno di Traduerivi c’è stato un po’ di movimento, purtroppo non di danza. A inizio 2026, TELT aveva deciso di fare un po’ di shopping, completando la presa di possesso di 4 ettari di terreno a Traduerivi e nella vicina Coldimosso, espropriando di fatto circa 500 proprietari “fortunati” proprietari. Quei prati, un tempo aperti e vissuti dalla comunità, sono diventati ufficialmente area di cantiere, anche se per mesi non è successo nulla di visibile e tangibile.
Qualche settimana fa, sono comparse delle reti arancioni nei terreni accanto e dietro al presidio. Le mitiche e instancabili reti antisollevamento che accompagnano la nascita di un nuovo mitico cantiere Tav in Val di Susa. Dentro le reti, sono stati effettuati dei rilievi e poi con il solito stile da film post apocalittico valsusino il tutto è stato lasciato lì, compreso il mezzo.
I cartelli non parlano di TELT (dire la verità sarebbe stato troppo elegante), ma riportano il logo di SMAT, la Società Municipalizzata Acque Torino. Apparentemente infatti si tratterebbe dei lavori di manutenzione ordinaria dell’acquedotto.
Ma come si dice, l’apparenza inganna. Dietro quell’intervento fintamente innocuo e a quel logo “rassicurante”, si nasconde la mano di TELT, che ha sbagliato mese per travestirsi da carnevale. Quello che vediamo a Traduerivi infatti non è SMAT: è TELT travestita da SMAT. I cantieri comparsi sui prati antistanti il presidio non hanno nulla a che fare con la riparazione di condutture idriche (non in prima battuta perlomeno). Sono opere propedeutiche alla nuova linea ad alta velocità: lavori di preparazione e sondaggio del terreno, dato che ai cantieri deve necessariamente arrivare acqua potabile. Tutte attività che servono a TELT per rendere operativa l’area prima che arrivino le ruspe e inizino i lavori veri e propri. Il fine è sempre lo stesso: far avanzare il treno veloce anche a costo di travestirsi da idraulici.
Di fronte a questa operazione di mascheramento, trattenendo con molta difficoltà lo stupore, il Movimento ovviamente ha deciso di non restare in silenzio. Si contesta innanzitutto l’assenza totale dell’amministrazione e il fatto che il Comune non ha informato i cittadini che i prati espropriati sarebbero stati utilizzati in questo modo e non ha spiegato che quei lavori di manutenzione dell’acquedotto servono in realtà alla preparazione del cantiere Tav. Una mancanza di trasparenza intollerabile, specie dopo anni di false promesse di ottenere dialogo e confronto con l’amministrazione e con il signor Genovese. Oltre a ciò, c’è l’omessa informazione sulla comparsa delle reti arancioni, che non sono solo un simbolo ma una barriera fisica che impedisce ai cittadini di avvicinarsi ai propri ex terreni e l’aver permesso a una società pubblica come SMAT di prestarsi a un’operazione di facciata, utilizzando la propria immagine pulita per coprire gli interessi di TELT. Perché il problema non è solo tecnico, ma ovviamente è anche politico ed etico.
Oltre a questo ogni martedì del mese di giugno, a Susa, verrà posizionato un gazebo informativo. Un appuntamento fisso, semplice ma importante, per stare in mezzo alla gente, per raccontare quello che sta succedendo nella frazione.
È un atto di presenza, in un territorio che da anni viene progressivamente svuotato di voce. È un modo per dire che nonostante gli espropri, nonostante le reti arancioni, nonostante i travestimenti, qualcuno c’è ancora. Noi ci siamo ancora, siamo sempre qua. E vogliamo invitare tutti a partecipare, perché quello che sta succedendo a Traduerivi non riguarda solo il movimento, ma ogni cittadino di Susa e della valle intera. Se l’amministrazione e il signor Genovese tacciono, allora tocca alla comunità riprendersi il diritto di sapere.
È nuovamente il momento di far sentire la nostra voce, e dobbiamo farlo insieme. Perché quello che sta succedendo a Traduerivi è il simbolo di come funzionano le cose da queste parti. Il TAV, come al solito, si muove con espropri silenziosi che non fanno notizia, con reti arancioni che chiudono il territorio pezzo dopo pezzo, con società che si travestono l’una nell’altra. L’infamia è sempre la stessa, e porta ancora una volta il nome di Telt.
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