
300 ANNI DAL TRATTATO DI UTRECHT. COSA C’E’ DA RICORDARE ?
Lettera aperta al Sindaco di Chiomonte Renzo Pinard
Mentre ci si avvicina al terzo centenario dalla firma del Trattato di Utrecht ecco che il comune di Chiomonte si fa promotore, insieme ad altri soggetti, di una serie di iniziative che vogliono ricordare tale data. Se ci va bene analizzare cosa ha voluto dire quel passaggio per le nostre terre, ben altro ci saremmo aspettati dal nostro Sindaco. Ben altro che impegnarsi in convegni e balletti.
Le nostre terre, dopo il Trattato di Utrecht, cambiarono padrone e furono smembrate tra i due Stati confinanti del Regno di Francia e del nascente Regno Sabaudo. Il Trattato avrebbe dovuto garantire un senso di appartenenza e condivisione degli interessi. Non c’è riuscito! Anche in quella occasione, il popolo fu schiacciato dalla nascita degli Stati-Nazione. Oggi la situazione non ci appare così diversa. Il nostro territorio è percorso da eserciti, allo stesso modo di allora, e ci appare diviso da reti e cancelli.
Cosa ha fatto, Signor Sindaco, per evitare questo? Anzi, quanto ha fatto, comportandosi come quei Re e Principi, per agevolare una simile situazione? Cosa dobbiamo ricordare oggi? Le discordie che attraversano il paese? Le false promesse di lavoro e prosperità per tutti che Ella ha fatto, esattamente come uno di quegli illuminati personaggi che rammentiamo con particolare tristezza? Celebriamo pure Utrecht, ma guardiamo anche alla situazione attuale.
Quanto costa la promozione e la realizzazione di tale iniziativa ai contribuenti italiani? Potrebbe spiegarci, Signor Sindaco, chi sono i soggetti che si celano dietro a questo spreco di denaro in tempi di crisi? Hanno forse a che fare con la promozione che Ella sta facendo con l’organizzazione di visite guidate al sedicente cantiere Clarea? Ella dimentica, Signor Sindaco, che nella stessa area fino al 2011 si potevano visitare il Museo e l’area archeologica neolitica, la cantina di produzione di eccellente vino locale, i ripari ipogei nel magnifico bosco secolare e, non ultima, la centrale idroelettrica, gioiello della modernità di inizio Novecento. Un’opera utile e costruttiva, a differenza di quanto si vuol far credere del progetto TAV.
La centrale avrebbe potuto divenire sito di attrazione turistica, come auspicato da un dépliant della stessa Azienda Elettrica Municipale di alcuni anni fa. Tutto ciò è oggi di fatto sequestrato dalle truppe di occupazione all’interno di reti e cancelli abusivi che sono costati agli italiani la spropositata cifra di 1.310.000,00 euro (cifra in difetto, destinata ad aumentare di molto, poiché relativa solo ad un periodo limitato per il quale sono stati resi pubblici i costi). Soldi sottratti alla sanità, alla scuola, al trasporto pubblico e agli altri servizi ai cittadini.
Tutto ciò è stato reso possibile anche grazie alla consegna al Prefetto delle chiavi del Museo archeologico, disattivando l’allarme prima del 27 giugno 2011, quando è incominciata l’invasione della Maddalena e la distruzione dell’area circostante. Mentre tutto ciò accadeva e le forze dell’ordine si impossessavano dell’ormai ex Museo, Ella seguiva l’operazione con i binocoli, dalla torretta dell’edificio comunale, come erano soliti fare suoi predecessori negli anni bui della storia italiana.
La Storia dovrebbe servire, oltre a ricordare, anche ad imparare a non ripetere gli errori Signor Sindaco. Tanti uomini sono passati alla storia: Ponzio Pilato, Giuda, Attila, Petain, ecc.; chissà come Ella, in qualità di Sindaco di Chiomonte, insieme all’Architetto Virano, sarà ricordata dai nostri figli e dai nostri nipoti? Probabilmente, “ben prima dei 300 anni”, verrà celebrata per aver contribuito a devastare il territorio di Chiomonte e della Valle di Susa.
Il cosiddetto tunnel geognostico della Clarea è una grossa ferita alla montagna, all’ambiente, alla Storia, ma la compensazione richiesta a L.T.F. da parte Sua, Signor Sindaco, la costruzione di una strada per il ripristino del collegamento Chiomonte-Giaglione interrotto dal cantiere è una vera e propria follia. Per la costruzione di quella strada è stato sbancato un intero versante a rischio frane e smottamenti, oltre ad un’area lungo il Torrente Clarea dove sorgevano castagni secolari.
Ella, Signor Sindaco, ha affermato che “l’autostrada A 32 ha fatto più danni del cantiere TAV”, ma la strada che Ella ha voluto in cambio farà più danni del cantiere stesso.
Vogliamo ringraziarLa per averci offerto, con l’occasione delle celebrazioni per il trecentesimo anniversario dal Trattato di Utrecht, di fissare alcuni fatti di sicuro rilievo storico per il futuro che il Movimento NO TAV intende debitamente ricordare.
Coordinamento Comitati
NO TAV Alta Valle Susa
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